Nel settore vinicolo italiano esistono aziende che, oltre alla produzione, hanno costruito nel tempo un’identità legata al territorio, alla continuità familiare e alla sostenibilità. Tra queste c’è Casa Paladin, realtà nata nel 1962 e oggi presente in diverse aree vitivinicole italiane attraverso marchi e tenute che operano tra Veneto, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Franciacorta e Valpolicella.

L’azienda prende forma nei primi anni Sessanta attorno all’iniziativa di Valentino Paladin, con l’obiettivo di sviluppare una produzione legata alle caratteristiche dei territori di origine. Nel corso dei decenni il gruppo si è ampliato mantenendo una gestione familiare, oggi condivisa dalla seconda e dalla terza generazione.
Attualmente il progetto comprende diverse realtà produttive: Paladin in Veneto, Bosco del Merlo in Friuli Venezia Giulia, Castelvecchi nel Chianti, Castello Bonomi in Franciacorta e Casa Lupo in Valpolicella. Territori differenti per caratteristiche climatiche e produttive, ma inseriti all’interno di una strategia comune orientata alla valorizzazione delle singole identità territoriali.

Uno degli elementi centrali del lavoro aziendale riguarda la gestione sostenibile dei vigneti. Negli anni Casa Paladin ha sviluppato il cosiddetto “4V Project” — Vite, Vino, Verde, Vita — un modello che punta a ridurre l’impatto ambientale attraverso il monitoraggio delle coltivazioni, l’uso mirato delle tecnologie agricole e una limitazione degli interventi chimici dove possibile.

L’approccio si basa sull’idea del vigneto come ecosistema complesso, nel quale qualità produttiva e tutela ambientale devono procedere insieme. In questo contesto rientrano anche il controllo del bilancio carbonico e l’utilizzo di sistemi di viticoltura di precisione, adottati per ridurre sprechi e trattamenti non necessari.
Parte di questo percorso è rappresentato anche dalla certificazione Equalitas ottenuta da Paladin e Bosco del Merlo, standard che valuta aspetti ambientali, economici e sociali della filiera vitivinicola.

Accanto alla produzione, negli ultimi anni il gruppo ha investito anche in progetti legati alla responsabilità sociale. Tra questi c’è “Life in Rosé”, iniziativa nata nel 2018 attorno ai vini rosati di Bosco del Merlo e collegata alla campagna Nastro Rosa della LILT per la prevenzione del tumore al seno.
Il progetto partecipa a eventi pubblici e iniziative territoriali dedicate alla sensibilizzazione sanitaria. Tra queste anche “Treviso in Rosa”, manifestazione che coinvolge migliaia di partecipanti e che negli anni è diventata uno degli appuntamenti più riconoscibili del territorio veneto sul tema della prevenzione.
Proprio in occasione dell’edizione 2026 dell’evento è stato presentato un nuovo manifesto grafico e comunicativo sviluppato insieme allo studio creativo Linea Daria, realtà fondata da Anna Benvenuto. Il progetto punta a utilizzare un linguaggio visivo contemporaneo, rivolto soprattutto alle nuove generazioni, affrontando temi come leadership femminile, benessere ed empowerment.
La frase scelta per accompagnare il manifesto — “Great things start with W: Wine, Women, Wish” — sintetizza il concept creativo sviluppato attorno alla campagna.

Parallelamente continua anche il lavoro sull’internazionalizzazione del marchio. Una parte significativa delle attività commerciali è oggi seguita dalla terza generazione della famiglia Paladin, con Martina Paladin impegnata nello sviluppo dei mercati asiatici, sudamericani e oceanici, mentre Francesca Paladin coordina le attività rivolte a Stati Uniti e Regno Unito, occupandosi anche di marketing ed enoturismo.
L’espansione commerciale resta affiancata al consolidamento delle produzioni storiche. In Franciacorta, ad esempio, Castello Bonomi continua il lavoro sugli affinamenti all’interno delle gallerie del Monte Orfano, mentre Bosco del Merlo rappresenta uno dei poli più rilevanti della produzione friulana del gruppo.
Negli ultimi anni è cresciuta anche l’attenzione verso l’enoturismo e le attività legate all’esperienza diretta in cantina: degustazioni, percorsi nei vigneti ed eventi vengono utilizzati come strumenti di racconto del territorio e delle produzioni locali.
In un contesto in cui la sostenibilità è diventata spesso anche leva comunicativa, il caso Casa Paladin mostra un percorso costruito soprattutto su investimenti agricoli, organizzazione produttiva e continuità gestionale. Un modello che punta a tenere insieme dimensione imprenditoriale, identità territoriale e attenzione agli aspetti ambientali.

Il risultato è una realtà che, pur cresciuta nel tempo e presente sui mercati internazionali, continua a mantenere un forte legame con i territori di origine e con una gestione familiare che resta centrale nelle scelte produttive e strategiche.