La vittoria al Giro d’Italia torna sui piedi di un rappresentante dell’italo pedale.
Ė infatti Matteo Trentin (Etixx-Quick Step) l’eroe della quart’ultima giornata della corsa rosa, che aveva in programma, ieri giovedì 26 maggio, la corposa frazione Muggiò-Pinerolo di 244 km. Diciottesima tappa rosa, e l’ultima vetrina per velocisti, come ricordato ieri; poi, gli orfani e gli eredi di Greipel, Kittel, Petacchi e Cipollini dovranno aspettare la passerella finale di domenica prossima, quando i giochi saranno ormai fatti.
Poteva vincere Brambilla, poteva vincere Moser, forse, ma nel cambio i ciclofili-patrioti non possono certo dirsi scontenti. Peccato solo che la classifica generale si ostini ancora a parlare olandese: maglia rosa, infatti, resta ancora pervicacemente Steven Kruijswijk della Lotto NL, che non accenna a vacillare. Bisogna credere a Nibali (Astana) e alle promesse di riscatto formulate subito dopo la conclusione della corsa odierna?
Quel che è certo è che il campione messinese non guadagna terreno all’ombra della maglia rosa ma neppure ne perde, e se ha intenzione di giocarsi il tutto per tutto questo è certamente il momento decisivo: le tappe di oggi pomeriggio e di sabato decidono l’intera corsa, dunque se lo Squalo riesce a chiamare a raccolta in queste ultime ore le energie (e le motivazioni, che di per sé sono energie) sarà ancora in tempo per sorprendere. Catene e altri contrattempi tecnici permettendo, naturalmente…
Quel che c’è di bello da dire della tappa di ieri è che Trentin è stato al comando della corsa praticamente dall’inizio. Non da solo, naturalmente; anzi, fino a 30 km dal traguardo in compagnia di altri ventitré corridori, molti dei quali italiani: i già citati Moser (Cannondale) e Brambilla (altro Etixx-Quick Step), Zilioli (Nippo-Vini Fantini), Malacarne (Astana), Busato (Southeast) e Modolo (Lampre-Merida). Poi Brutt (Tinkoff) tenta una secessione improvvisa, e riesce a cogliere la soddisfazione di passare per primo il traguardo di corso Torino a Pinerolo al primo giro (nella parte conclusiva della tappa si passava attraverso la città per due volte).
Ma alle prime rampe della salita immediatamente successiva, quella che mena al muro di San Maurizio, Brutt viene ripreso e protagonisti tornano ad essere gli italiani. Soprattutto Brambilla, che vince il Gran Premio della Montagna a Pramartino, e quindi prende la testa del gruppo all’inizio del secondo e ultimo passaggio per Pinerolo. Alle sue calcagna si pone Francesco Moser e, solo per breve tempo, Amdt della Giant-Alpecin e Rovnyj della Tinkoff.
All’orizzonte già si materializza una folgore, che polverizza tutti con la sua bramosia di vincere per la prima volta sulle strade del Grande Italico Giro: è Matteo Trentin, colui che ha atteso più di duecento chilometri ai bordi della gloria per poi coglierla, a pochi passi dalla fine, come un pugnalatore deciso ma discreto che nessuno avrebbe potuto temere.