Scritto da Andrea Pimpini - MS.c. Candidate e Research Assistant all'Università di Macao
Da fan dei Modà, mi è dispiaciuto nel sentire il video, pubblicato recentemente sui profili social della band, in cui Kekko si è scusato ed ha annunciato che il concerto originariamente previsto all’Allianz Stadium di Torino si terrà all’Inalpi Arena. Non per il fatto in sé: l’idea che se fai i concerti in uno stadio sei un grande e se li fai in una location più piccola sei un fallito, è un’idea sbagliata che nasce da un’aggressiva strategia di marketing degli ultimi 20 anni.
In accademia li chiamiamo “mega concerts”o “mega events”. Quei concerti organizzati in uno stadio o comunque in una location grande dove possono essere ospitate almeno 50.000 persone. Alcuni artisti di fama internazionale non vengono neanche a fare concerti in location più piccole: sempre per logiche di marketing. E la colpa non è degli artisti ma delle logiche dei promoter, tour operators e case discografiche.
Io già avevo notato che l’annuncio in questione (del cambio location) sarebbe arrivato: i biglietti disponibili, a quasi un mese dalla data, erano ancora molti… troppi. Controllavo periodicamente su TicketOne per curiosità e scopi di studio.
Intanto complimenti a Francesco per le scuse ma non è lui a doversi scusare. Tutti lo sanno: non è l’artista a scegliere la location, non è l’artista a decidere il prezzo al botteghino, non è l’artista a scegliere quando annunciare la data e come. L’artista pensa a fare l’artista.
Mi potrei dilungare su vari aspetti tecnici. Sin dall’inizio, l’annuncio allo stadio mi sembrava azzardato: poca promozione radio, circa 6 mesi di tempo tra l’annuncio e la performance (contro i 12 mesi di tempo tra l’annuncio di San Siro e l’evento)… ma forse quello che spiega meglio quanto accaduto è la speculazione sui concerti e l’inflazione combinata con un non-allineamento del salario. In altre parole: da anni ormai, i concerti sono troppo costosi: il prezzo dei biglietti per concerti negli stadi parte da 70 euro minimo per i posti più lontani dal palco, dove l’audio è spesso scadente (basta analizzare le recensioni pubbliche su TicketOne dei concerti negli stadi). Gli hotel fissano prezzi da capogiro durante quelle date. All’entrata e uscita dei concerti, c’è una speculazione vergognosa su bottigliette d’acqua e cibo. Non puoi portare bottigliette d’acqua all’interno delle location, per “motivi di sicurezza”. Quei motivi di sicurezza tuttavia vengono a mancare quando all’interno ti rivendono la stessa acqua per un prezzo assurdo basato sulla certezza che ne hai bisogno.
Oltre a speculazioni e prezzi dei biglietti esagerati, il potere d’acquisto è inferiore a quello di 10/15 anni fa. E come se non bastasse, i servizi complementari sono diminuiti (nonostante il prezzo sia aumentato).
Nel 2016, per esempio, a San Siro per vedere i Modà pagavi la metà del prezzo del concerto del 2025. Stessa location, nel 2016, metà prezzo, palco customizzato, schermi led customizzati, scenografie, etc. Nel 2025, prezzo raddoppiato, più lamentele da parte del pubblico per l’audio e il mixing dei suoni, palco non customizzato ma quello fornito da standard, niente scenografie o schermi speciali come nel 2016.
Insomma, si vede che c’è un taglio dei costi per massimizzare i profitti e al tempo stesso un aumento dei prezzi dei biglietti. Il problema di fondo è questo: gli organizzatori e i promoter, pensano a massimizzare il profitto, tirare al massimo il margine di guadagno, e al tempo stesso diminuire i servizi complementari offerti. Nel breve periodo questa strategia può anche essere efficace: la gente non se lo aspetta, non smette subito di comprare i biglietti, continua a supportare il proprio artista preferito. Nel lungo periodo questa strategia è insostenibile perché la gente smetterà di attendere i concerti e si arrenderà alla realtà dei fatti: non ci sono soldi per guardare il proprio artista preferito esibirsi nelle grandi location.
Gli organizzatori dei concerti queste cose le sanno, eppure fino a quando funziona, continuano. Poi, quando qualcosa si rompe e la strategia non funziona più, come in questo caso, mandano l’artista, che non c’entra niente, a scusarsi, a dire che c’è stato un errore.
Il fatto che artisti del calibro dei Modà (che in passato hanno registrato sold out a San Siro, l’Olimpico, un tour europeo e una data a New York) siano costretti ad annunciare queste notizie, è dimostrazione del fatto che i vantaggi del breve periodo stanno finendo.
Ma questo lo vediamo chiaramente con molti altri artisti pop. In Italia e all'estero. Non è solo il fattore popolarità o successo che prima o poi, com'è naturale che sia, diminuisce.
Incompetenza da parte dei promoter e organizzatori oppure cecità selettiva? Io penso la seconda. Promoter e organizzatori non sono stupidì e hanno tutti i dati alla mano. Certamente il mercato ha vissuto e sta vivendo una trasformazione che mette in difficoltà questi imprenditori. Quindi non mi sento neanche di addossare a loro tutta la colpa. La soluzione? Coraggio. Se gli organizzatori e i promoter hanno coraggio, la soluzione potrebbe essere dietro la porta. Abbassare i prezzi dei biglietti + ripristinare tutti quei servizi complementari che nei decenni passati venivano offerti gratuitamente o per una somma premium irrisoria. Certamente i margini di guadagno si riducono nel breve periodo e i risultati arrivano lentamente, non da un giorno all'altro. Ma nel lungo termine? La gente noterà che i prezzi sono più bassi (ne consegue più domanda) e c’è più attenzione e cura nei loro confronti (audio migliore, più scenografia, più spettacolo, più cura nei loro confronti).
Concludo suggerendo anche una cosa sottovalutata dagli organizzatori: pacchetti promozionali. Dalla mia esperienza a Macao, i concerti offrono sempre dei pacchetti: per un prezzo unico hai diritto al biglietto del concerto + soggiorno in hotel. Talvolta anche cena o pranzo incluso. Naturalmente il prezzo è più elevato (perchè bisogna rientrare dei costi e ottenere un profitto) ma ci sono dei benefici per entrambe le parti: 1. Il fan/spettatore risparmia rispetto all’acquisto separato di concerto e stanza d’hotel. 2. La speculazione è ridotta. Essendoci collaborazione tra organizzatore dell’evento e hotel, si evita la speculazione sui prezzi da parte di terzi, e la gente si sente protetta (l’organizzatore del concerto dietro pagamento offre la sistemazione, non c’è bisogno di acquistare separatamente con codice sconto). 3. Paradossalmente il consumatore spende di più. Parte di quelle persone che tornano a casa la notte dopo il concerto, sceglieranno di restare se c’è un pacchetto unico che include concerto + hotel. Il giorno dopo i benefici economici sono maggiori e si estendono ad altre attività economiche: la colazione del mattino, un giro per la città o per un museo, etc. attività che vanno a portare benefici economici anche ad altri business.
Insomma ciò che manca ora in Italia è una visione sul lungo periodo. Una visione che potrebbe portare molti più benefici a tutte le parti coinvolte e, come appena spiegato, anche alla comunità locale. Io penso sia lì che si vede il vero imprenditore. Se si continua così, si resta solo commercianti.
L'articolo non rappresenta una critica a nessuno nello specifico ma è un'analisi della situazione corrente in termini generali riferita a strategie di marketing, situazione del mercato e scelte di organizzatori. Il caso dei Modà serve solo come spunto da cui nasce questa analisi più ampia e generale