Giro d’Italia, a Brambilla tappa e maglia rosa

Si spezza l’egemonia di Dumoulin

Gianluca Vivacqua
14/05/2016
Sport
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La rivincita dell’uomo medio italiano.

Dei Mondiali di calcio 1982 si disse che era la rivincita di un Paolo Rossi qualunque (Paolo Rossi è uno dei nomi più diffusi in Italia, ma in quel momento era anche il nome del cannoniere della Nazionale di Bearzot) a spese dei supercampioni del Brasile, dell’Argentina e della Germania. Adesso i tanti ciclofili italiani vorrebbero che questo Giro d’Italia potesse essere vinto da uno come il sig. Brambilla della porta accanto, che corre, senza sfigurare, accanto a nomi forti come Marcel Kittel e Tony Martin per i colori della Etixx-Quick Step.

Brambilla, nome da ragioniere: e del ragioniere, in effetti, il nostro Gianluca da Bellano ha la naturale predisposizione alla minima appariscenza, a volare basso, e a mantenersi anonimo fino al momento di entrare in gioco quando il gioco fa per lui.  E come l’ha scelto bene, quel momento: tappa e maglia rosa nella settima frazione del giro, la Foligno-Arezzo di 186 km, la prima con salite vere. Tutto il jackpot in un colpo solo. Lui, però, proprio non ci riesce a sentirsi un grande: e così, anziché proiettarsi verso chissà quali appetitosissimi traguardi futuri, subito dopo il trionfo preferisce mandare un saluto di cuore alla cara moglie e al bimbo nato da poco. L’orgoglio sincero, modesto ma vibrante di un qualsiasi neopapà italiano.

Dumoulin (Giant-Alpecin) per il momento rosica ma, da specialista delle corse contro il tempo qual è, sa perfettamente che con la tappa a cronometro di domani (nel Chianti) potrebbe recuperare quanto gli è stato tolto oggi, e per di più da una fatal carneade. Che scivolata, però: e l’Alpe di Poti –questo è sicuro – non era neanche coperta di neve (magari qualcuno potrà far notare che alcune ore  prima dell'inizio della corsa, quacuno si era diventato a spargere chiodi sullo sterrato). Dal primo posto quasi incontrastato, l’olandese oggi un po’ meno volante si ritrova sballottato all’undicesimo, con un minuto e cinque secondi di ritardo sul nuovo leader della generale.

Stranezze (e magie) di una corsa a tappe di ciclismo, che un giorno può metterti nella condizione di far mangiare la polvere a tutti, quello successivo invece di mangiarla a tua volta: e Dumoulin ne ha da masticare, visto che tra lui e quel Brambilla lì ci sono Zakarin (Katusha), Kruijswijk (Lotto NL), Valverde (Movistar), Nibali (Astana), Chaves (Orica-GreenEdge), Uran Uran (toh chi si rivede, l’asso Cannondale), Majka (Tinkoff), Pozzovivo (Ag2r) e Landa (Sky). Tutto può ancora succedere, naturalmente, ma quali potrebbero essere le conseguenze di un eventuale flop-Dumoulin anche a cronometro?

Per intanto, registriamo che la classifica della maglia rosa, dopo un periodo di grande stabilità, è stata l’unica, quest’oggi, a far rilevare uno scossone. Per quanto riguarda la classifica a punti, infatti, e quindi la maglia rossa,  in testa c’è sempre il “gorilla” Greipel (Lotto Soudal); la maglia azzurra della classifica scalatori, poi, è sempre indossata da Wellens, compagno di Greipel, e quella bianca da Jungels (Etixx-Quick Step).

A parte la vetta e il sesto posto di Nibali che fa tremare chi conosce lo “squalo”, la classifica  generale non parla ancora molto italiano. Eppure lo sviluppo della tappa odierna, che ha incoronato la prima maglia rosa di casa nostra, è stato davvero molto italiano, e sin da subito. Chilometro 15, all’altezza di Assisi scatta la fuga per tredici: Montaguti (Ag2r), De Marchi (Bmc), Moser (Cannondale), Brambilla, l'eroe di giornata, col compagno di squadra TrentinBerlato (Nippo-Vini Fantini), e poi Kadri (Ag2r), Venter (Dimension Data), De Bie (Lotto Soudal), Rojas e Sutterlin (Movistar), Arndt (Giant-Alpecin) e Tcatevich (Katusha). Come si vede, nel gruppo ben sei corridori portabandiera delle italiche due ruote.

Quando mancano 26 km al traguardo, e siamo ormai in prossimità delle prime rampe dell’Alpe di Poti (proprio sopra Arezzo), inizia lo  show del Brambilla. E mentre gli altri battistrada vengono via via raggiunti dal gruppone degli inseguitori, dove svettano Valverde, Nibali, Chaves e Formolo (e intanto Dumoulin resta sorprendentemente indietro), Brambilla dipinge sullo sterrato il suo capolavoro pantanesco, una fuga vorticosa che in pochi minuti  gli consente di distanziare gli altri di 3’1’’, e, ciò che più conta, violare quel santuario su due ruote di Dumoulin rifilandogli 3’19’' di distacco.

E che bello, alla fine di tutto, voltarsi alle proprie spalle e contemplare il vuoto dietro di sé. E che bello ancor di più, poi, constatare che quel vuoto è riempito da altri promettenti campioni del Belpaese: Montaguti secondo a 1’06’’ e Moser terzo, a 1’26’’. Cento di questi podi, italici eroi dell’ItalGiro.      

Un addio, invece, a Viviani della Sky e a Filosi dela Nippo--Vini Fantini, che assieme a Van Poppel della Trek devono dire addio alla corsa perché arrivati fuori tempo massimo

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