Addio ai gruppi sanguigni: dal Giappone arriva il sangue artificiale universale che si conserva per 5 anni e sarà realtà entro il 2030

Massimiliano Musolino
10/05/2026
Scienza e Tecnologia
Condividi su:

In un futuro non troppo lontano, l'urgenza di una trasfusione immediata potrebbe non dipendere più dalla ricerca frenetica di un donatore compatibile o dalla vicinanza a un centro trasfusionale attrezzato. Dall’Università Medica di Nara (Giappone), il team guidato dal professor Hiromi Sakai ha presentato una soluzione che sembra sfidare i limiti biologici della medicina moderna: il sangue artificiale universale. 

Questa innovazione non nasce da una complessa sintesi chimica, ma da un geniale processo di recupero che trasforma l'emoglobina estratta dal sangue umano donato e scaduto in un alleato prezioso. Attraverso il "confezionamento" di questa proteina in minuscole capsule lipidiche, i ricercatori sono riusciti a creare un composto privo di antigeni, eliminando alla radice le barriere dei gruppi sanguigni e del fattore Rh. Il risultato è un fluido che può essere iniettato in chiunque, senza alcun rischio di rigetto o crisi emolitica.

È opportuno chiarire che, sebbene utilizzi emoglobina reale, il termine "artificiale" definisce la natura ingegnerizzata del prodotto: a differenza del sangue umano, questo fluido non contiene cellule vive ma "nanocapsule" sintetiche create in laboratorio. Queste capsule proteggono l'emoglobina, la rendono invisibile al sistema immunitario e ne permettono una conservazione straordinaria, impossibile per qualsiasi tessuto biologico naturale.

Oltre alla compatibilità universale, la vera rivoluzione riguarda la logistica della conservazione. Se il sangue naturale è un bene deperibile che richiede una refrigerazione costante e scade dopo soli 42 giorni, questo sostituto sintetico vanta una stabilità straordinaria, potendo restare intatto per due anni a temperatura ambiente e fino a cinque anni in frigorifero. Una simile resistenza promette di trasformare radicalmente il soccorso in contesti estremi, come zone di guerra, scenari di catastrofi naturali o aree geograficamente isolate dove mantenere la "catena del freddo" è impossibile.

Il percorso verso l'utilizzo clinico su larga scala è già tracciato e rigoroso. Dopo i primi successi del 2022 su piccoli volumi, i test del 2025 stanno verificando l'efficacia del trasporto di ossigeno su dosaggi più elevati, con l'obiettivo ambizioso di rendere il prodotto disponibile negli ospedali entro il 2030. È fondamentale comprendere che questa tecnologia non punta a sostituire le donazioni tradizionali, che rimangono essenziali per la loro complessità biochimica nelle terapie croniche o negli interventi complessi. Il sangue di Sakai nasce per dominare la "golden hour" (la prima ora di soccorso), quegli istanti critici dopo un trauma o un'emorragia improvvisa in cui la velocità d'azione è l'unica variabile che separa la vita dalla morte. Con questa scoperta, la medicina d'urgenza si prepara a compiere un passo decisivo verso un mondo in cui nessuno dovrà più soccombere per la semplice mancanza di una sacca compatibile.

Leggi altre notizie su Notizie Nazionali
Condividi su: