Alla Pinacoteca Nazionale di Bologna, fino al 31 luglio 2026, la Sala Clementina ospita la mostra dossier “Albrecht Dürer. Apocalisse”, un’esposizione che riporta alla luce uno dei cicli grafici più celebri della storia occidentale, firmato dal maestro tedesco Albrecht Dürer. Il percorso espositivo riunisce quindici xilografie, accompagnate dal frontespizio, tratte dall’Apocalypsis cum Figuris, la straordinaria serie con cui Dürer illustrò il Libro dell’Apocalisse, l’ultimo testo del Nuovo Testamento. Si tratta di opere che segnano una svolta nella storia dell’editoria artistica, per la prima volta un artista concepì, progettò e pubblicò autonomamente un volume illustrato, in cui le immagini a piena pagina dialogano con il testo sacro posto sul retro, creando una doppia narrazione, visiva e scritta. L’iniziativa si inserisce in un più ampio programma di valorizzazione del Gabinetto Disegni e Stampe della Pinacoteca, uno dei più importanti d’Italia. Un patrimonio vastissimo, composto da migliaia di "fogli" spesso custoditi per
ragioni conservative, che viene progressivamente restituito al pubblico attraverso esposizioni temporanee. La mostra su Dürer rappresenta dunque una tappa significativa di un progetto destinato a proseguire nel tempo, rendendo accessibile una collezione ancora in gran parte inesplorata. Curata da Elena Rossoni insieme a Giulia Adami, l’esposizione si configura come un’occasione di approfondimento scientifico e al tempo stesso di divulgazione. Le xilografie in mostra appartengono all’edizione del 1511 in latino, in cui l’artista introdusse un nuovo frontespizio figurato rispetto alle versioni precedenti del 1498. Al centro del racconto visivo si colloca la figura di San Giovanni Evangelista, tradizionalmente ritenuto autore del testo, raffigurato mentre riceve la visione sull’isola di Patmos. La prima tavola, dedicata alla Tortura di San Giovanni, trae ispirazione dalla celebre Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, fonte iconografica fondamentale per l’arte medievale e rinascimentale. Le scene successive sviluppano l’intero racconto apocalittico attraverso immagini di straordinaria intensità, angeli e demoni, beati e dannati si muovono in paesaggi dettagliati, tra architetture nordiche e visioni cosmiche; è un universo in cui l’angoscia escatologica si traduce in una potenza figurativa capace ancora oggi di colpire lo spettatore. Come sottolineano le curatrici, queste opere rappresentano “un nucleo di visionarie xilografie” in cui il testo biblico viene interpretato con una forza espressiva che restituisce le paure più profonde dell’umanità, trasformandole in immagini di straordinaria creatività. Il fondo düreriano della Pinacoteca bolognese, che conta 289 esemplari, si è formato a partire dal 1715 grazie alla donazione di Luigi Ferdinando Marsili all’Istituto delle Scienze. Nel tempo si è arricchito grazie a figure come Papa Benedetto XIV, Girolamo Legnani Ferri e Ludovico Savioli, includendo anche celebri serie incisorie come La vita della Vergine e le due Passioni. Nato a Norimberga nel 1471, Dürer fu tra i protagonisti assoluti del rinascimento europeo; formatosi tra Germania e Italia, dove soggiornò più volte a Venezia, seppe fondere la precisione nordica con l’armonia della tradizione classica. Pittore, incisore e teorico, autore di trattati su prospettiva e proporzioni, lasciò un segno indelebile nella storia dell’arte prima di morire nel 1528. Con “Apocalisse”, Bologna offre oggi non solo una mostra, ma un’esperienza immersiva nella mente di un artista che, a distanza di oltre cinque secoli, continua a parlare al presente attraverso immagini di straordinaria modernità. Nota descrittiva del Prof. Mario Carchini, docente dell'Accademia di Belle Arti di Carrara.