“La stanza borghese” al Salone del Libro di Torino con Aletti Editore

17/04/2026
Libri
Condividi su:

Non è un luogo, ma una condizione esistenziale. “La stanza borghese” di Morgana Arbore, pubblicata nella collana “Gli Emersi della Poesia” dell’Aletti Editore, abbandona la linearità del racconto per farsi esposizione pura: dal vuoto delle parole alla prepotenza del corpo. Un atto d’amore verso tutto ciò che, pur essendo considerato scandaloso, resta l’unica traccia di verità in un sistema di apparenze. «La stanza - spiega l’autrice, ingegnere di Roma - rappresenta quel sistema invisibile di regole che non vieta apertamente, ma educa a non eccedere, a non desiderare troppo, a non disturbare. Dentro quella stanza si consuma una tragedia silenziosa: quella di chi resta, nonostante tutto. Il titolo nasce da lì: dalla consapevolezza che la vera prigione non è il divieto, ma il decoro».

In un salotto dove il tempo sembra essersi fermato, i protagonisti Julia e Rommolo vivono la propria lontananza. Il testo non cerca l’azione spettacolare, ma si nutre di gesti e quadri lirici. «È una storia di tensione più che di azione. Due persone condividono uno spazio senza riuscire davvero a incontrarsi, e proprio in quel vuoto si accumula tutto: desiderio, menzogna, giudizio sociale, corpo. E’ una progressiva esposizione: prima il silenzio, poi lo sguardo, poi il corpo. Fino al punto in cui ciò che era trattenuto diventa inevitabile». L’opera si avvale di una duplice struttura stilistica per indagare la complessità del reale: mentre la prosa poetica scava nelle microfratture del pensiero e nei gesti minimi, la scrittura teatrale interviene per portare i corpi in scena. «Avevo bisogno di entrambe le forme: una per trattenere, una per rompere». Julia incarna il controllo, la grazia, l’invisibilità, nascondendo dietro una compostezza rigorosa una ribellione radicale. Rommolo rappresenta, invece, lo scarto: l’origine, la menzogna, il tentativo di essere accettato a costo di cancellarsi. «Insieme non costruiscono equilibrio: mettono in crisi il sistema che li contiene». 

Per Morgana, scrivere non è un esercizio di libertà, ma il momento in cui la finzione cessa di esistere e il silenzio si spezza. La scrittura non nasce per proteggere, ma per esporre: «È un gesto necessario, non decoroso». L’obiettivo non è offrire conforto, ma innescare un processo di riconoscimento profondo, trascinando chi legge in una stanza speculare dove possa ritrovare frammenti inconfessabili di sé. «Se il testo funziona, il lettore non esce con una risposta, ma con una crepa di mille domande». Il libro si configura come una critica alla rispettabilità di facciata e al concetto di femminile addomesticato; l’incontro finale tra i protagonisti diventa atto di ribellione contro un’educazione che vorrebbe soffocare ogni slancio vitale. «Ci si riconosce in un’intimità, in una confessione, in un dolore ribelle - scrive, nella Prefazione, Cosimo Damiano Damato, Cosimo Damiano Damato, regista e sceneggiatore italiano, attivo soprattutto nel mondo del teatro - per tutto quello che poteva accadere e che non è accaduto: le convenzioni delle verità taciute. Le ombre rendono visibile la luce di ogni anima perduta».

L’opera “La stanza borghese”, disponibile anche nella versione e-book, sarà presentata dall’autrice negli spazi Aletti Editore al Salone Internazionale del Libro di Torino, che tornerà ad animare il Lingotto Fiere dal 14 al 18 maggio 2026. «Significa spostare un testo nato nell’intimità in uno spazio pubblico - commenta l’autrice -. Portare una storia fatta di silenzio, corpo e giudizio dentro un contesto in cui tutto viene visto e nominato. È un’esposizione, non si celebra qualcosa in particolare».

Leggi altre notizie su Notizie Nazionali
Condividi su: