Caso Marco Gallo, la Procura di Siracusa riapre il fronte: indagini estese anche sulla condotta dei sanitari
Si riaccendono i riflettori sul caso di Marco Gallo, il 19enne di Pachino deceduto nella notte tra il 13 e il 14 febbraio 2025 a seguito di un arresto cardiaco provocato da una grave crisi asmatica. La Procura di Siracusa ha infatti deciso di imprimere una svolta alle indagini, chiedendo al GIP una proroga per approfondire ulteriormente alcuni aspetti rimasti finora in ombra, tra cui la condotta dei sanitari intervenuti quella sera..png)
La richiesta di proroga — avanzata a ridosso della scadenza fissata per il 26 aprile 2026 — è motivata dalla necessità di completare attività investigative già delegate. In particolare, si punta a un’integrazione della consulenza tecnica per verificare eventuali responsabilità legate alle procedure adottate dal personale sanitario durante l’emergenza.
Secondo quanto ricostruito, la fidanzata e gli amici di Marco, presenti nell’abitazione di via Tommaseo a Pachino, avevano tempestivamente allertato il numero unico di emergenza. Tuttavia, l’intervento del 118 sarebbe stato caratterizzato da una valutazione iniziale non corretta del caso: il giovane sarebbe stato trattato come un paziente in overdose da oppiacei.
In questo contesto, il medico intervenuto dispose anche la somministrazione di Naloxone (Narcan), farmaco indicato per contrastare gli effetti di overdose da sostanze oppiacee. Una scelta che oggi viene messa in discussione, alla luce degli esiti dell’esame autoptico, che ha escluso la presenza di droghe pesanti e di alcol nel corpo del ragazzo. Marco avrebbe fumato una canna, elemento che potrebbe aver aggravato la crisi asmatica, ma non tale da giustificare l’ipotesi di overdose.
Altro punto cruciale riguarda i tempi dell’intervento: tra l’arrivo dei sanitari e il trasferimento all’ospedale di Avola sarebbero trascorsi oltre 40 minuti, un lasso temporale ritenuto potenzialmente determinante in una situazione di emergenza respiratoria.
In una prima fase, la Procura aveva iscritto nel registro degli indagati un soggetto legato al traffico di droga, escludendo i sanitari. Tuttavia, la linea difensiva dei legali della famiglia — gli avvocati Giuseppe Lipera ed Enza Forte — ha spinto per ampliare il perimetro delle indagini, evidenziando possibili profili di errore diagnostico, inadeguatezza del protocollo e gestione non corretta della crisi asmatica.
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Nella giornata del 16 aprile, i legali hanno inoltre presentato una nuova istanza per chiedere l’audizione dei genitori di Marco, ritenuta fondamentale per una ricostruzione più completa e accurata dei fatti.
La decisione della Procura segna dunque un cambio di rotta significativo e apre un nuovo capitolo giudiziario. Una svolta che arriva anche dopo una crescente attenzione mediatica sul caso e le ripetute richieste di verità avanzate dalla madre del giovane, Valeria Lucchesi.
L’obiettivo ora è chiarire ogni eventuale responsabilità, in un’indagine che si preannuncia ancora complessa ma centrale per restituire giustizia a una vicenda che ha profondamente scosso la comunità.
di Giuseppe Nardone