Cominciamo con una riflessione sul rapporto tra genitori e figli in relazione ai consumi mediali. Sappiamo che la ricerca di informazioni è una motivazione importante per usare i media digitali che stimolano anche la creatività nel momento in cui l'utente da semplice recettore diventa produttore di contenuti.
Nel contesto familiare risulta fondamentale la distinzione tra nativi digitali, che sono coloro nati dopo l'avvento di Internet, i migranti digitali, coloro che da adulti si sono dovuti adattare alle nuove tecnologie, e i tardivi digitali, quelli che continuano a essere diffidenti sull'uso dei nuovi media. I figli appartengono ormai alla prima categoria.
La conquista della identità personale per un adolescente è un processo evolutivo che giunge a maturazione in tempi diversi, ma molto dipende dai livelli di accettazione che il giovane riceve nel contesto virtuale.
Occorre che sia giovani che adulti siano sensibilizzati sulla dimensione morale della comunicazione, poichè ogni atto comunicativo implica responsabilità delle conseguenze. Cosi scrivere testi offensivi e minacciosi può pregiudicare il rapporto tra genitore e figlio, in quanto la lettura asincrona, ossia in tempi e modalità diverse da quelle della comunicazione faccia a faccia, rende il processo comunicativo duraturo nel tempo.
Ma la connessione costante rende spesso molto labile anche il confine tra reale e virtuale, per cui lo spazio familiare viene continuamente occupato da comunicazioni incrociate, in cui i rischi di malinteso, già insiti nel gap generazionale, si moltiplicano, sfociando talvolta in discussioni accese tra chi genitore preferisce la comunicazione lineare e chi, nel ruolo di figlio, si rifugia nella tecnologia come via di fuga alla risoluzione dei problemi.