Sulmona applaude Mirko Mascioli: tra libro e corto “Occhi Azzurri” il dolore diventa racconto e confronto pubblico

Sulmona – Non solo una presentazione, ma un momento di confronto diretto su uno dei temi più difficili da raccontare: il dolore e la possibilità di trasformarlo.

Dino Tropea
13/04/2026
Appuntamenti
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La biblioteca comunale di via Gennaro Sardi ha ospitato l’incontro con Mirko Mascioli, attore e volto Rai, che ha presentato il suo libro “La felicità dopo la sofferenza” insieme alla proiezione del cortometraggio “Occhi Azzurri”. La sala gremita ha confermato quanto il pubblico sia oggi sensibile a storie che parlano di fragilità, violenza e rinascita.

Il volume raccoglie testimonianze reali: vite attraversate da abusi, violenze domestiche, malattie invalidanti come la sclerosi multipla, ma anche bullismo e fratture familiari. Un racconto corale che non si limita alla sofferenza, ma prova a restituire un senso al dopo.

Durante l’incontro, abbiamo chiesto a Mascioli quale sia il limite tra racconto e rischio di spettacolarizzazione del dolore, soprattutto quando si affrontano temi così esposti mediaticamente.

«Il limite è il rispetto. Se racconti per colpire, stai usando il dolore. Se racconti per far capire, stai dando uno strumento. Io ho cercato di fare questo: trasformare storie difficili in qualcosa che possa aiutare chi le legge a sentirsi meno solo.»

Una linea chiara, che emerge anche nel cortometraggio “Occhi Azzurri”, ispirato a una storia vera di femminicidio. La proiezione ha generato un dibattito partecipato, incentrato non tanto sull’evento in sé quanto sulla necessità di prevenzione e consapevolezza, evitando derive sensazionalistiche.

Il pubblico ha preso parte attivamente alla discussione, segno di un bisogno diffuso: non solo ascoltare, ma comprendere.

L’evento, ideato dalla psicologa Rona Musti, ha visto la partecipazione della responsabile della biblioteca Laura Florani e della psicologa Roberta Salvati, che ha offerto una lettura sociale delle dinamiche affrontate nel libro e nel corto.

La serata si è conclusa con il firma copie, ma il dato più evidente resta la risposta del pubblico: storie come queste continuano a trovare spazio perché intercettano una domanda reale, ancora aperta, su come si possa attraversare il dolore senza restarne definiti.

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