Le parole più vere sono quelle che germogliano nel quotidiano per farsi luce. Nella nuova raccolta di Paola Floreancig, “Vinca lo stupore”, ogni frammento di vita - un gesto, un ricordo, una perdita o un incontro - diventa il seme di una possibile rinascita. L’opera - pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti Editore - si offre come un viaggio intenso e delicato che attraversa l’amore, la fede e la speranza, con versi limpidi, capaci di parlare direttamente al cuore senza cedere alla retorica. «Fino a quando le persone saranno capaci di stupirsi per piccoli e grandi eventi della loro quotidianità che, in fondo, è la quotidianità di tutti - afferma l’autrice di origine belga, che vive a Moruzzo (Udine) - possiamo pensare che ci sia ancora speranza per il genere umano. Lo stupore non dovrebbe essere il frutto di faticose elaborazioni, ma è indubbio che le battaglie della vita lo rendano più vivido». La sua scrittura non evita il dolore, ma lo abita fino a mutarlo in consapevolezza: «Mi lascio andare e, se sento “caldo” nel cuore o qualcosa di simile, allora vuol dire che è arrivata “la luce”. Basta veramente poco. Basta concedersi il tempo di esserci pienamente e senza troppe sovrastrutture che rischiano di nascondere chi siamo veramente».
I componimenti si muovono in un costante ossimoro emozionale, in equilibrio tra la fragilità della condizione umana e la resistenza dello spirito, tra l’immanenza del giorno e l’aspirazione all’assoluto. «La voce poetica - scrive, nella Prefazione, il maestro Giuseppe Aletti, poeta, editore e formatore - parte spesso da immagini concrete (lenzuola stese, una sveglietta, briciole di felicità, un baobab) e le usa come leve per sollevare domande gigantesche: la fede, l’abbandono, la perdita, la dignità, la possibilità di ricominciare». Per Paola Floreancig, la dimensione spirituale non è un rifugio, ma una necessità vitale. La sua opera nasce dalla convinzione che in noi risieda un “altro” capace di dare senso agli eventi del mondo, permettendoci di evolvere da semplici cose a esseri umani in grado di trasfigurare il dolore. «Se limito il mio dolore al materiale mi sento piccola, povera e inutile cosa. Voglio credere, anzi credo, che in noi ci sia altro dalla materia ed è questo “altro” che dà un minimo senso a ciò che ci accade in questo mondo».
La silloge si configura come un processo terapeutico e uno strumento indispensabile per dar voce a ciò che il linguaggio comune non saprebbe dire. «Parlare di certi argomenti non è semplice - confessa l’autrice, che ha dedicato quarant’anni alla scuola come insegnante, dirigente e Ispettrice scolastica, - o comunque non lo è per me, mentre con i versi mi pare quasi di avere ricevuto un permesso speciale e, nello stesso tempo, di non disturbare troppo chi si trova a leggere i miei versi». Tra le pieghe di un percorso segnato dalla malattia e da un lutto devastante, la Floreancig ci insegna che, anche quando tutto sembra fermarsi, può ancora - e deve - vincere lo stupore. «Il messaggio fondamentale, che veniva colto da chi soprattutto mi conosce un po’, è la mia forza di procedere alzando gli occhi da terra e accogliendo ogni giorno quel caldo nel cuore che, per me, è segno, appunto, della vittoria dello stupore sulla maggior parte di ciò che accade». “Vinca lo stupore”, disponibile anche nella versione e-book, sarà in esposizione negli spazi Aletti Editore al Salone Internazionale del Libro di Torino, che tornerà ad animare il Lingotto Fiere dal 14 al 18 maggio 2026. «Sono molto orgogliosa e onorata di questa possibilità - commenta la poetessa -. Lo sono per me, ma anche per le mie figlie che porteranno, spero, nel cuore il ricordo di questa splendida occasione culturale. E lo sono anche per chi non c’è più, i miei genitori, poverissime persone costrette ad emigrare nel dopoguerra per sopravvivere».