La sfida di Barbara Berlusconi: perché proteggere i minori dal digitale è un dovere civile non più rinviabile

Massimiliano Musolino
27/03/2026
Attualità
Condividi su:

L’appello lanciato in queste ore da Barbara Berlusconi, a convinto sostegno della linea tracciata dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, non può essere derubricato a semplice presa di posizione politica o educativa: si tratta di un grido d'allarme necessario che squarcia il velo su una realtà che non possiamo più permetterci di ignorare.  In un’epoca in cui l’esistenza dei nostri figli è costantemente filtrata, distorta e spesso prigioniera di uno schermo, la proposta di limitare drasticamente l’uso degli smartphone nelle scuole e di stringere le maglie dell’accesso ai social media per i minori appare come una scelta di profondo buonsenso. È un intervento necessario e, per certi versi, persino tardivo rispetto alla velocità con cui il digitale ha colonizzato l'infanzia e l'adolescenza.

I fatti di cronaca, sempre più crudi e frequenti, ci restituiscono l’immagine di una generazione iper-connessa ma profondamente fragile, esposta a stimoli che ne superano la capacità di difesa psicologica ed emotiva. Come giustamente sottolineato dalla Fondazione intitolata alla terzogenita di Silvio Berlusconi, l’impatto dell’intelligenza artificiale e la pervasività degli algoritmi stanno creando un ecosistema in cui il confine tra protezione e pericolo è diventato invisibile.  Il cuore della sfida risiede in una verità semplice quanto potente: meno esposizione digitale significa più equilibrio, più relazioni reali e meno fragilità. È fondamentale restituire ai ragazzi il tempo della realtà, della noia creativa e del confronto fisico, sottraendoli finalmente alla dittatura dei "like" e alla tossicità dei commenti anonimi che minano l'autostima in una fase cruciale della crescita.

Tuttavia, il vero punto di svolta dell'analisi di Barbara Berlusconi risiede nel riconoscimento della profonda solitudine in cui versano le famiglie italiane: i genitori non possono e non devono essere lasciati soli in questa battaglia epocale.  Molti padri e madri, pur percependo il pericolo imminente, si sentono oggi disorientati e privi di strumenti efficaci per arginare un fenomeno che appare inarrestabile e totalizzante. Non è più accettabile delegare l’intera responsabilità educativa ai singoli nuclei familiari se lo Stato, le istituzioni e le grandi piattaforme tecnologiche non intervengono con regole chiare, limiti invalicabili e sanzioni severe. In questo senso, il recente quadro normativo offre una sponda fondamentale: il Decreto Ministeriale n. 3392 del 16 giugno 2025, che sancisce il divieto totale degli smartphone in tutte le scuole di ogni ordine e grado (comprese le superiori) a partire dal settembre scorso, segna un confine netto tra tempo scolastico e distrazione digitale. Ma non basta. La risoluzione approvata dal Parlamento Europeo nel novembre 2025, che chiede di fissare a 16 anni l'età minima per l'accesso autonomo ai social, indica la direzione corretta per superare l'inefficacia dell'attuale soglia dei 14 anni prevista dal Codice della Privacy. Proteggere i minori oggi non significa demonizzare la tecnologia, ma avere il coraggio politico di governarla attraverso la verifica certa dell'età e la responsabilità editoriale delle piattaforme. Inserire limiti rigidi non è un atto punitivo, ma un autentico atto di libertà: è lo spazio vitale che le istituzioni presidiano per garantire ai giovani il diritto alla concentrazione e alla socialità vera. È tempo che la politica e la società civile trovino il coraggio di attuare programmi di prevenzione sistematici, perché la tenuta psicologica dei nostri ragazzi vale infinitamente di più di uno schermo perennemente acceso.

Leggi altre notizie su Notizie Nazionali
Condividi su: