“Spirale Oscura” di Matteo Gaydou nasce nel precipizio del dolore, quando le parole smettono di cercare una via d’uscita e scelgono, semplicemente, di restare. L’opera - pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti Editore - non promette guarigioni miracolose, ma vuole stare dentro le ferite senza necessariamente abbellirle. È un attraversamento dell’ombra, più che una fuga da essa. «Ho scelto questo titolo - spiega l’autore di Torino - perché racchiude bene il senso. Un movimento interiore che non è lineare, ma fatto di cadute, ritorni e ferite che si riaprono a tentativi di comprensione. Qualcosa che trascina in profondità, ma che allo stesso tempo può diventare anche un percorso di consapevolezza».
Attraverso una lingua nuda e priva di filtri, Gaydou si addentra tra i resti di ciò che l’amore ha lasciato, esplorando quelle geografie interiori dove il battito si fa stanco e le barriere dell’anima cedono il passo alla resa. Non è un libro di risposte, ma di presenza: una poesia che accetta di sedersi nell’ombra, guardandola negli occhi fino a darle un volto. «Restare accanto al proprio buio richiede onestà e la capacità di ascoltarsi senza giudicarsi troppo. Penso però che sia un passaggio necessario, perché non tutto il dolore può essere aggirato». La silloge è una dedica a chi ha conosciuto il peso dell’invisibilità, a chi si è sentito un frammento fuori posto nel mosaico del mondo. È un invito a non fuggire dalle proprie crepe, ma ad attraversarle. Gaydou ci ricorda che la scrittura non ha il potere di cancellare la sofferenza, ma possiede la magia più sottile di tramutarla in consapevolezza: «La sofferenza, da sola, non nobilita nulla, ma può diventare uno spazio da cui guardarsi con più verità. In questo la scrittura è un modo per dare forma a ciò che dentro è confuso, per attraversarlo senza negarlo e, in qualche modo, per restituirgli un senso. Scrivere non cancella il dolore, ma può trasformarlo in comprensione». L’autore offre la propria verità come spazio in cui chiunque possa sentirsi compreso. «La sfida più grande - confessa - è stata non tradire l’esperienza emotiva, evitando sia l’eccesso sia il filtro. Trovare parole autentiche senza chiudersi in qualcosa di troppo personale è stato un equilibrio delicato. Ho cercato di portare ciò che conoscevo intimamente, ma di farlo in modo che chi leggesse potesse ritrovarci anche il proprio dolore, il proprio smarrimento, la propria resistenza».
Le liriche si rivolgono a chiunque sia sopravvissuto ai propri inverni interiori. Per chi, nonostante le macerie, ha scelto di restare. Matteo Gaydou ci consegna una bussola per orientarsi nel vuoto, ricordandoci che ogni cicatrice è, in fondo, una parola scritta sulla pelle che aspetta solo di essere letta. «Sentire la scrittura in apnea - scrive, nella Prefazione, Cosimo Damiano Damato, regista e sceneggiatore italiano, attivo soprattutto nel mondo del teatro, - affondare in un oceano di seta nera, lame di cristallo e respiri mozzati. Tutto quello che è stato sacro diviene decadente, affilato, soffocato. Ma in mezzo a tutto quella notte scura c’è sempre una scheggia dorata chiamata poesia».
“Spirale Oscura”, disponibile anche nella versione e-book, sarà presentato negli spazi Aletti Editore al Salone Internazionale del Libro di Torino, che tornerà ad animare il Lingotto Fiere dal 14 al 18 maggio 2026. «E’ un’emozione profonda - commenta il poeta. Un traguardo, ma anche un momento di restituzione: portare qualcosa di così intimo in uno spazio condiviso, tra lettori, libri e storie, per me significa dare voce a un pezzo autentico del mio percorso».