40 volte più del consentito.
Si tratta della percentuale di nichel contenuta negli oltre 4 milioni di prodotti, giocattoli, bigiotteria, orecchini, bracciali e collane sequestrati dalla Guardia di Finanza di Torino nel corso di un’operazione anti-contraffazione svoltasi nella mattinata di giovedì. Oltre al ritiro dalla circolazione di tutta questa merce, il blitz ha portato anche alla denuncia di 14 persone, tra cui due imprenditori che risultano tra i maggiori responsabili dell’immissione sul mercato di quei prodotti dannosi per la salute.
I medici, infatti, dicono che una quantità di nichel pari a quella contenuta nella merce sequestrata può provocare, nel corso del tempo, gravi patologie cancerogene e allergiche. In effetti, perché il nichel (che, guardacaso, secondo una certa etimologia, significa “metallo del diavolo”) sprigioni tutta la sua temibilità basterebbe anche molto meno.
È stato calcolato che l'esposizione al nichel metallico ed ai suoi sali solubili non dovrebbe superare gli 0,05 mg/m³ per 40 ore a settimana. La quantità normale alla quale la maggior parte delle persone è esposta quotidianamente non costituisce una minaccia per la salute, dal momento che la maggior parte del nichel assorbito ogni giorno è rimosso per via renale e quindi eliminato attraverso le urine, oppure passa “neutralmente” attraverso il tratto gastrointestinale, senza che venga assorbito.
Detto questo, però, bisogna tenere conto che il nichel e i suoi pericoli praticamente sono tutti intorno a noi: possiamo avere a che fare col nichel per via orale, poiché è un metallo che si trova sia nel cibo che nell’acqua; per via aerea, semplicemente respirando l’aria inquinata delle raffinerie di nichel o i fumi di tabacco; e per via cutanea: in questo caso basta il contatto con detergenti, shampoo e monete. Non è un caso che i proverbiali “nichelini” si chiamino così perché fatti proprio di nichel.