Nel silenzio che segue un addio o nell’ombra di un gesto che tradisce, la poesia di Gianni Attilio Ferrari trova la sua dimora. “L’angelo di Giuda”, la nuova opera pubblicata nella collana “Altre Frontiere-Britannia” dell’Aletti editore e disponibile anche in e-book, è un atto di coraggio: uno scavo profondo tra le crepe della lealtà umana, dove la parola si spoglia di ogni fregio per farsi verità nuda. «L’idea del libro - confessa l’autore milanese, tecnico in diverse radiologie e medicine nucleari d’Italia - nasce da un esperienza vissuta personalmente: il tradimento dell’amicizia da parte di una persona in cui avevo riposto massima fiducia e beneficato, senza chiedere nulla in cambio». L’opera traccia una linea invisibile che unisce il bacio più celebre della storia, quello di Giuda, agli esempi del nostro presente. Ferrari non si limita a cantare il dolore, ma si fa custode di chi si sente “orfano del distacco”, offrendo una bussola poetica a chi naviga nel vuoto lasciato da chi non c’è più: è una cronaca universale delle ferite aperte. «Non si tratta però di un lamento sterile - scrive, nella Prefazione, il maestro Giuseppe Aletti, editore, poeta e formatore - ma di un viaggio attraverso la consapevolezza, spesso dolorosa, della natura ambigua dell’essere umano».
Figura centrale e mutevole, l’angelo abita queste liriche come una creatura di confine. Ora portatore di una luce che ferisce, ora spettatore muto della rovina, l’angelo rappresenta l’ambiguità dell’uomo: non un demone, ma un essere fragile che, nel tradire, perde la grazia senza pienamente comprenderne il baratro. «Il riferimento è biblico - spiega l’autore -. Il portatore di luce, Lucifero, è il primo che tradisce il suo creatore, massima espressione del tradimento con la ribellione; dopo di lui, il tradimento di Adamo ed Eva con la disobbedienza e, successivamente, nei vangeli, Giuda Iscariota». L’opera varca i confini linguistici con la sua versione inglese, tradotta in collaborazione con SSML Istituto di Alti Studi Linguistici Carlo Bo. Questa apertura internazionale sottolinea la natura corale del messaggio di Ferrari: un dialogo sulla condizione umana che non conosce frontiere e che parla al cuore di chiunque abbia conosciuto l’ombra dell’inganno. «Nel momento in cui avviene un tradimento in tutte le sue declinazioni, l’io del poeta si fonde e condivide l’esperienza con altri soggetti che hanno patito la medesima disillusione». Si tratta, infatti, di una raccolta che induce alla riflessione e che descrive dinamiche antiche e contemporanee, allo stesso tempo, e che portano in ultima analisi alla medesima conclusione. «L’indifferenza - afferma Ferrari - è madre di tutte le deviazioni, terreno fertile per il tradimento di lealtà e amicizia che ai nostri tempi sembrano sbiadite e in preda a un sonno profondo».
“L’angelo di Giuda” sarà in esposizione negli spazi Aletti Editore al Salone Internazionale del Libro di Torino, che tornerà ad animare il Lingotto Fiere dal 14 al 18 maggio 2026. «E’ un’importantissima vetrina che si spera possa trasmettere a più lettori il proprio messaggio. Vorrei indurre il lettore a riflettere profondamente sulle sue scelte - conclude l’autore -, tenendo presente che indietro non si torna, in modo tale da poter valutare quello che si perde come individuo nel momento in cui si prende una decisione sbagliata».