Una settimana sabbatica.
Ė quella proclamata in Venezuela dal presidente Nicolás Maduro dal 13 al 20 marzo, a favore della pubblica amministrazione e delle scuole così da poter risparmiare acqua ed energia elettrica, in un periodo come quello attuale caratterizzato, nel paese sudamericano, da una tenace siccità.
Già il 25 febbraio il governo aveva ordinato di ridurre l’orario di lavoro dei dipendenti pubblici sempre come misura di risparmio energetico. Tutta colpa di un “ragazzino”, un niño, ma non un niño qualsiasi: parliamo infatti del Niño (in meteorologia conosciuto anche come ENSO), che ha ridotto bruscamente le precipitazioni e quindi la capacità di produzione di energia elettrica. Si tratta di un fenomeno climatico periodico che provoca un forte riscaldamento delle acque latino-americane dell'Oceano Pacifico: esso si verifica nei mesi di dicembre e gennaio in media ogni cinque anni, ma con un periodo statisticamente variabile fra i tre e i sette anni.
Non è la prima volta, in questi ultimi anni, che il Venezuela si trova a che fare con l’emergena dovuta alla siccità. Da quando, anzi, Maduro è succeduto, nel 2013, a Chavez nella stanza dei bottoni di Palazzo Miraflores (la residenza presidenziale) a Caracas, questa è la seconda volta che il problema si rpresenta.
La prima fu due anni fa, nel 2014. Allora il Paese si trovò quasi sull’orlo di una crisi alimentare, ma anche di un’insurrezione popolare per via della decisione, peraltro obbligata, di razionare l’acqua in tutto il territorio nazionale. Poi, per fortuna, le mutate condizioni del tempo fecero mutare anche le condizioni di umore del popolo venezuelano.