Perché il cervello cambia a 9, 32, 66 e 83 anni: la scoperta dell'Università di Cambridge

Massimiliano Musolino
08/03/2026
Scienza e Tecnologia
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Il nostro cervello non è un’entità statica, ma un cantiere aperto che si ristruttura profondamente nel corso di nove decenni. Una recente ricerca dell'Università di Cambridge ha rivelato che questo "cablaggio" interno attraversa cinque fasi distinte, intervallate da quattro momenti di svolta cruciali che si verificano a 9, 32, 66 e 83 anni. Questi cambiamenti nell'architettura della sostanza bianca — i "cavi" che collegano le diverse aree cerebrali — spiegano perché le nostre capacità di imparare, ricordare e ragionare si trasformino così drasticamente dalla nascita alla vecchiaia.

Nella prima fase, che va dalla nascita ai 9 anni, il cervello dà priorità alla flessibilità piuttosto che alla velocità. Le connessioni sono lunghe e tortuose, rendendo il passaggio delle informazioni apparentemente meno efficiente. Tuttavia, questa struttura permette al bambino di mantenere un'ampia gamma di collegamenti pronti a essere attivati per imparare qualsiasi cosa, dal linguaggio al movimento. È il periodo della "potatura": il cervello crea moltissime strade e col tempo elimina quelle che non usa. Superata la soglia dei 9 anni, la strategia cambia completamente. Fino ai 32 anni, il cervello entra in una fase di ottimizzazione estrema: i collegamenti diventano più brevi e rapidi, probabilmente spinti dai cambiamenti ormonali della pubertà. È in questo arco di tempo che raggiungiamo l'apice delle nostre funzioni cognitive superiori, come la capacità di pianificare il futuro, prendere decisioni complesse e gestire una memoria di lavoro scattante.

Dopo i 32 anni e fino ai 66, entriamo in una fase di stabilità dove i cambiamenti rallentano. Sebbene alcuni scienziati vedano in questo periodo un iniziale e lieve logoramento fisiologico, altri ipotizzano che l'architettura neurale si adatti alle grandi transizioni della vita adulta, come la carriera o la famiglia. Il vero punto di rottura successivo avviene a 66 anni. In questa quarta fase, le connessioni che uniscono regioni distanti del cervello iniziano a indebolirsi, mentre restano più saldi i legami all'interno delle singole aree. Questa fragilità nei collegamenti "a lungo raggio" è particolarmente significativa, poiché coincide con il periodo in cui aumenta il rischio di demenza e declino cognitivo, suggerendo che queste modifiche strutturali possano essere segnali precoci di vulnerabilità.

L'ultimo grande cambiamento avviene a 83 anni. In questa quinta fase finale, le risorse del cervello diminuiscono ulteriormente e l'organo adotta una strategia di sopravvivenza: per risparmiare energia, le comunicazioni tendono a passare quasi esclusivamente attraverso pochi "hub" centrali, ovvero dei grandi snodi che smistano il traffico rimasto. È un tentativo di ottimizzazione estrema che sacrifica l'efficienza generale pur di mantenere attive le vie di comunicazione essenziali. Comprendere questa cronologia naturale è fondamentale non solo per la scienza, ma per la medicina: sapere come il cervello "dovrebbe" cambiare ci permette di individuare subito quando qualcosa non va, aiutandoci a capire meglio perché i disturbi psichiatrici emergano spesso entro i 25 anni o perché la fragilità cognitiva colpisca gli anziani, aprendo la strada a nuove terapie e interventi mirati.

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