La denuncia di Antonio Di Pietro: "Mani Pulite fu fermata da una parte della magistratura"

Mario Barbato
05/03/2026
Attualità
Condividi su:

E’ stato uno dei protagonisti di Mani Pulite, l’inchiesta giudiziaria che agli inizi degli anni Novanta spazzò via il sistema politico improntato sulla corruzione. Ma oggi ha messo sotto accusa quella stessa magistratura che ha rappresentato per anni. 

Parliamo dell’ex pm Antonio Di Pietro che, nel corso della trasmissione ReStart su Raitre, è tornato a parlare di Tangentopoli, rivelando una verità scottante: l’inchiesta fu fermata non dalla politica, ma da una parte della stessa magistratura. Parole forti, giunte come risposta all’ex collega Gerardo Colombo il quale ha sostenuto che la riforma della giustizia proposta dal ministro Norbio, se fosse stata votata all’epoca, avrebbe bloccato Mani Pulite sul nascere. Di Pietro, convinto assertore della riforma del  sistema giudiziario, ha detto che Colombo ha ragione: Mani Pulite fu fermata. Ma ha anche aggiunto che fu fermata dalla combinazione tra politica corrotta e magistratura collusa. Un binomio micidiale nella storia della Prima Repubblica. 

Come racconta la cronaca giudiziaria, Tangentopoli cominciò in sordina. Ci furono i primi arresti. Poi si  trasformò in una valanga che travolse l’impalcatura del sistema italiano, rivelando quello che tutti già sapevano e che nessuno denunciava: c’era un meccanismo corruttivo che teneva in ostaggio la nazione. Un meccanismo che si incrinò sotto i colpi di arresti di politici e imprenditori ma che subì un freno quando le indagini cominciarono a toccare il sistema degli appalti pubblici, dove il legame tra politica, imprenditoria e mafia era particolarmente forte, tanto da causare gli attentato contro Falcone e Borsellino a Palermo e l’ostilità contro i giudici a Milano. 

Di Pietro sa perfettamente il peso delle sue parole e non lo nasconde. “Lo so che è una cosa grande, quella che sto dicendo”. Ma aggiunge che non si tratta di accuse infondate, ma di valutazioni messe agli atti nella Procura di Palermo e di cui nessuno ha mai parlato. Documenti giudiziari che hanno preso polvere negli scaffali dei palazzi della giustizia e che non sono mai stati resi pubblici. “Chissà perché di questa storia nessuno ne vuole sapere”, prima di scusarsi per lo sfogo televisivo.

Ma il suo non è uno sfogo, ma una rivelazione che ancora una volta racconta quanto anche i luoghi deputati alla salvaguardia della legalità possono annoverare mele marce. Togati che approfittano del loro ruolo per insabbiare inchieste scomode e che hanno permesso a furfanti e mascalzoni di prosperare nella più totale impunità. Un sistema che non si se migliorerà o peggiorerà con il Referendum di fine marzo. 

Leggi altre notizie su Notizie Nazionali
Condividi su: