Giacomo Fronzi - “Performance. Un itinerario filosofico e storico-artistico”
Giacomo Fronzi presenta un interessante saggio – un unicum nel panorama italiano, e probabilmente anche in quello internazionale – in cui si affronta il tema della performance e del performativo attraverso un’inedita lettura filosofica, ricostruendo la storia di queste categorie nel teatro, nell’arte performativa, nella musica e nella danza. L’autore propone un’analisi che intreccia filosofia, estetica, sociologia e storia delle arti per mostrare come la performance non sia soltanto una pratica creativa, ma una dimensione fondamentale dell’esperienza umana. Con una prefazione del filosofo e musicista Massimo Donà.
Casa editrice: Castelvecchi
Collana: Guardare attraverso
Genere: Saggistica/Studi estetici e filosofia critica
Pagine: 452
Prezzo: 30,00 €
Codice ISBN: 979-1256146284
«L’esperienza che si fa durante una performance è un’esperienza estetica alla quale compartecipano la dimensione precognitiva e quella cognitiva: siamo passivi e attivi al contempo. Nelle pratiche di vita quotidiana, nel rapporto con gli oggetti, nell’abitare e attraversare i luoghi, nell’esperire i paesaggi, nelle relazioni con l’altro o nella produzione artistica, siamo costantemente calati nella trama dell’estetico che, quando orienta l’azione, acquisisce i caratteri del performativo»
“Performance. Un itinerario filosofico e storico-artistico” di Giacomo Fronzi fornisce un’approfondita lettura filosofica della performance, riabilitandola e rivalutandone la portata all'interno della cornice dell'esistenza quotidiana, e gettando quindi le basi di una possibile filosofia della performance. L’autore, inoltre, nella seconda parte del saggio indaga storicamente, in chiave didattico-critica, le forme e i modi attraverso cui si è consumata la cosiddetta "svolta performativa" nel teatro, nella performance art, nella musica e nella danza tra il XX e il XXI secolo. In tal merito, si offre un’esaustiva panoramica delle figure simbolo di questo cambio di paradigma culturale e artistico (tra i quali John Cage, Merce Cunningham, Marina Abramović, Jerzy Grotowski e Joseph Beuys), in cui si spostò l'attenzione dall'opera d'arte come oggetto fisico e statico al corpo dell'artista – inteso come luogo primario dell’esperienza estetica – e all’azione irripetibile e transitoria, rendendo cruciale la co-presenza di performer e pubblico (ora partecipe fisicamente ed emotivamente) e più labili i confini tradizionali tra arte e vita.
La lettura teorico-filosofica più diffusa ha visto nella performance qualcosa di riconducibile all'idea di prestazione efficace, richiesta in particolare nelle società tardo-capitalistiche; l’autore ne rende certamente conto nell’opera, ma amplia la prospettiva intendendo la performance come un fenomeno estetico di primaria importanza, a forte contenuto esperienziale e dall’alto potere trasformativo, in grado di costruire comunità e di elaborare una nuova idea di umanità. La riflessione sul performativo diviene inoltre l’occasione per mettere in discussione antichi dualismi – corpo e coscienza, materia e spirito – e per ripensare la costruzione dell’identità umana come un processo instabile, relazionale e in continuo divenire.
Giacomo Fronzi fornisce una mappatura dei tre concetti di performativo, performatività e performance, alla luce dei principali orientamenti teorici che si sono sviluppati negli ultimi decenni, sia in Italia che all'estero. Il suo più grande contribuito risiede comunque nella riflessione sulla natura performativa della vita umana tout court, in cui ogni gesto, anche il più ordinario, è carico di una dimensione estetica nel senso profondo del termine. Come nella performance artistica, ciò che conta non è l’esecuzione corretta di un copione ma la capacità di stare dentro l’accadere, di attraversarlo, di lasciarsi trasformare. È un laboratorio aperto, un intreccio di azioni e passioni in cui il significato non è dato una volta per tutte, ma si produce – provvisoriamente – nell’atto stesso del vivere.
SINOSSI DELL’OPERA. La parola performance è oggi onnipresente: la si incontra nella tecnologia, nello sport, nel management, nello spettacolo e persino nelle neuroscienze, quasi sempre in relazione al concetto di prestazione. Ma il campo del performativo è molto più vasto e complesso, tanto da poter essere indagato da prospettive differenti – inclusa quella filosofica, finora tendenzialmente trascurata. Giacomo Fronzi ci guida in questa esplorazione, mostrando come il performativo sia una dimensione che abitiamo costantemente, anche al di fuori delle pratiche artistiche che più l’hanno elaborata: teatro, arte performativa, musica e danza. Attraverso queste quattro tradizioni, l’autore ricostruisce anche i momenti chiave che hanno dato forma a quella che viene chiamata “svolta performativa”. Analisi filosofica e ricostruzione storico-artistica si combinano così in un percorso originale e dinamico nel multiforme e stupefacente universo della performance.
BIOGRAFIA DELL’AUTORE. Giacomo Fronzi (1981), professore all’Università di Bari, insegna Estetica, Estetica delle arti performative ed Estetica della musica. Laureato in Filosofia (Lecce), in Musicologia (Venezia), Diplomato in Pianoforte (Lecce) e Dottore di ricerca in Etica e Antropologia filosofica, ha insegnato Pianoforte al conservatorio di Lecce, è stato docente di ruolo di Storia e Filosofia nei licei e ha insegnato Estetica all’Università di Messina. Tra le sue pubblicazioni si ricordano “Theodor W. Adorno. Pensiero critico e musica” (Mimesis, 2011), “Electrosound. Storia ed estetica della musica elettroacustica” (EDT, 2013), “Percorsi musicali del Novecento. Storie, personaggi, poetiche da Schönberg a Sciarrino” (Carocci, 2021) e “Performance. Un itinerario filosofico e storico-artistico” (Castelvecchi, 2025). Per l’Enciclopedia della musica contemporanea Treccani, ha scritto le voci “Rivoluzioni e musica”, “Musica sperimentale”, “Canzone di protesta” e “Razzismo e musica”. Scrive programmi di sala per enti e istituzioni concertistiche (Teatro lirico di Cagliari, Teatro alla Scala di Milano, Teatro dell’Aquila di Fermo, Teatro Petruzzelli di Bari, Teatro San Carlo di Napoli); ha inoltre scritto per “il manifesto” e “MicroMega” e, attualmente, scrive per “Icaro”, inserto culturale della Gazzetta del Mezzogiorno. Collabora con la RSI (Radiotelevisione Svizzera Italiana) e, da oltre dieci anni, con Rai Radio3, in qualità di conduttore ed esperto musicale. Alla ricerca e all’attività didattica affianca quella di pianista e di critico musicale.