Intervista a Virginia Lepri, campionessa italiana universitaria di tiro a segno con carabina

Angelica Loredana Anton
25/02/2026
Sport
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Intervista a Virginia LepriConcentrazione, resilienza e futuro: il percorso di un’atleta della Nazionale

Virginia, quando nasce il tuo amore per il tiro a segno?

Il tiro a segno è entrato nella mia vita molto presto, ma è diventato qualcosa di più di uno sport quasi subito. In linea ho trovato uno spazio tutto mio: un luogo in cui il silenzio non è assenza, ma presenza totale. È lì che ho imparato cosa significano davvero concentrazione, precisione e resilienza. Ogni colpo è il risultato di un equilibrio costruito giorno dopo giorno, con disciplina e consapevolezza.

Il tuo percorso in Nazionale è iniziato molto giovane. Cosa ha significato per te?

Entrare nel giro della Nazionale junior nel 2014 è stato un passaggio fondamentale. Far parte della squadra significa rappresentare non solo sé stessi, ma un intero Paese. È un’esperienza che ti forma tecnicamente, ma soprattutto umanamente.

Da due anni faccio parte della Nazionale Senior nell’ambito dell’Unione Italiana Tiro a Segno: è un onore che vivo con grande senso di responsabilità. Ogni giorno mi alleno sapendo che indosso qualcosa che va oltre la maglia: indosso la fiducia che mi è stata accordata.

Tra i risultati che hai ottenuto, ce n’è uno che senti particolarmente tuo?

Ogni medaglia racconta un momento diverso della mia crescita. Il primo oro ai Campionati Italiani nel 2019 ha rappresentato una conferma personale.

Il 2021, però, è stato un anno speciale: l’oro ai Campionati Europei di Tiro a Segno a squadre e l’argento europeo in coppia mi hanno fatto capire che il lavoro quotidiano stava producendo qualcosa di importante anche a livello internazionale.

Nel 2022 è arrivato il bronzo alla Coppa del Mondo ISSF a squadre: quella medaglia ha avuto un sapore particolare, perché è stata una conferma su uno dei palcoscenici più competitivi al mondo.

Il tiro a segno è una disciplina mentale prima ancora che tecnica. Quanto conta l’aspetto psicologico?

Conta tantissimo. Il tiro a segno è uno sport in cui non puoi nasconderti: sei tu, il tuo respiro e il bersaglio.

La mia laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche mi ha aiutata molto. Comprendere i meccanismi dell’attenzione, della gestione dell’ansia e della performance mi permette di affrontare la gara con maggiore consapevolezza. La mente, in questo sport, è allenata tanto quanto il corpo.

Il tuo sogno è entrare in un gruppo sportivo militare. Perché questa scelta?

Per me significherebbe trasformare definitivamente la mia passione nel mio lavoro. Vorrebbe dire poter dedicare al tiro a segno tutte le energie, con la stabilità e il supporto che una struttura militare può offrire agli atleti.

È un obiettivo che inseguo con determinazione, perché credo nel valore della disciplina, del senso di appartenenza e del servizio — principi che sento molto vicini al mio modo di vivere lo sport.

Parallelamente stai pensando a una magistrale in Criminologia. Come si intrecciano sport e futuro accademico?

La criminologia mi affascina perché unisce analisi, osservazione e comprensione del comportamento umano. In fondo, anche nello sport ad altissimo livello si studiano dettagli, dinamiche e reazioni sotto pressione.

Voglio continuare a formarmi: per me la crescita non è solo atletica, ma anche culturale e professionale. Credo che un’atleta moderna debba avere una visione ampia del proprio futuro.

Che cosa rappresenta oggi per te il tiro a segno?

Rappresenta la mia identità. Ogni allenamento è un passo avanti verso una versione migliore di me stessa. Ogni gara è un’occasione per misurarmi con i miei limiti e superarli.

Il mio percorso è ancora in evoluzione, ma una cosa è certa: continuerò a inseguire i miei obiettivi con la stessa determinazione che mi accompagna fin dal primo giorno in linea.

Angelica Loredana Anton

 

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