Christopher Aleo (iSwiss) risponde al Sindaco di Dorno

Nino Rocca
11/02/2026
Attualità
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Agrivoltaico e cartolarizzazione: la proposta di iSwiss per evitare il consumo irreversibile di suolo agricolo

La linea tracciata dal sindaco di Dorno, Francesco Perotti, contro l’espansione del fotovoltaico a terra non è passata inosservata. Quando il primo cittadino ha quantificato in 215 ettari di risaie la superficie potenzialmente destinata a ospitare 170.000 pannelli solari, parlando apertamente del rischio di sottrarre un quinto del suolo agricolo comunale, ha posto una questione che va oltre il singolo progetto: fino a che punto la transizione energetica può spingersi senza alterare in modo irreversibile la funzione agricola di un territorio?

È a questa domanda che Christopher Aleo, presidente di iSwiss Hedge Fund, sceglie di rispondere. Non per smentire il sindaco, né per minimizzare l’impatto delle cifre indicate dal Comune, ma per proporre una soluzione che, nelle sue intenzioni, prova a risolvere proprio il nodo sollevato da Dorno: evitare che il fotovoltaico diventi una forma di consumo permanente di suolo agricolo.

Aleo parte da un punto condiviso con l’amministrazione comunale: il problema non è l’energia rinnovabile in quanto tale, ma il modello con cui viene realizzata. «Quando il fotovoltaico viene trattato come una rendita immobiliare – osserva – è inevitabile che entri in conflitto con l’agricoltura». Bloccare i progetti o autorizzarli senza distinzione, sostiene, non affronta la radice del problema e rischia di alimentare proprio quelle distorsioni denunciate dal sindaco.

La risposta che Aleo mette sul tavolo è l’agrivoltaico, ma declinato come progetto integrato e non come semplice etichetta tecnica. Impianti sopraelevati, compatibili con le coltivazioni, progettati per mantenere il terreno produttivo e reversibile. In questo modo, secondo il finanziere, il suolo non viene “sottratto” all’agricoltura ma resta parte attiva del sistema economico locale. È qui che, nella sua visione, la distanza con le preoccupazioni di Dorno si riduce: non campi trasformati in distese industriali di pannelli, ma superfici agricole che continuano a produrre, affiancate dalla generazione energetica.

Ma Aleo riconosce anche il limite della sola tecnologia. Senza una struttura economica coerente, l’agrivoltaico rischia di restare marginale o di essere aggirato, lasciando spazio a impianti che, pur definiti “agro”, nei fatti consumano suolo. È per questo che la sua risposta al sindaco passa soprattutto dalla finanza.

iSwiss Hedge Fund ha avviato una cartolarizzazione dedicata all’agrivoltaico, costruita sui flussi di cassa futuri generati dalla vendita dell’energia. Una prima piattaforma da 1 gigawatt, con ricavi stimati in circa 4 miliardi di euro su vent’anni, garantiti dai contratti di ritiro con il GSE. Questi flussi vengono trasformati in strumenti finanziari collocati sui mercati internazionali, con quotazione prevista a Londra, consentendo di anticipare capitali per lo sviluppo degli impianti.

Il collegamento con il caso Dorno è diretto. «Anticipando risorse tramite i mercati – spiega Aleo – non si scarica la pressione sul singolo terreno né sul singolo Comune». I progetti vengono aggregati, pianificati e distribuiti su scala più ampia, evitando concentrazioni eccessive in territori già sotto stress. «Abbiamo già raccolto adesioni per circa 1 gigawatt, ma puntiamo ad arrivare ad almeno 5 gigawatt entro il 2029, attraverso veicoli successivi», aggiunge. Il coinvolgimento di consorzi agricoli e associazioni di categoria è pensato proprio per evitare che il rapporto resti bilaterale tra fondo e proprietario, una delle criticità evidenziate dagli enti locali.

Su un punto, Aleo si allinea esplicitamente alla posizione del sindaco di Dorno: senza regole chiare, il modello non regge. Distinguere in modo netto tra agrivoltaico autentico e impianti travestiti, fissare criteri tecnici verificabili, garantire controlli. «La finanza può accelerare – ammette – ma senza una cornice normativa solida rischia di muoversi più velocemente della pianificazione territoriale».

Il confronto resta aperto e non risolve automaticamente il caso Dorno. Ma la risposta di Christopher Aleo introduce un elemento nuovo nel dibattito: una proposta che prende sul serio l’allarme lanciato dal Comune e prova a rispondervi non con un sì o un no ai pannelli, ma con un modello tecnico e finanziario pensato per evitare il consumo irreversibile di suolo agricolo. Se questa impostazione riuscirà a tradursi in pratica, lo diranno i prossimi anni. Per ora, la linea tracciata dal sindaco ha trovato una risposta che sposta il confronto dal terreno dello scontro a quello delle soluzioni.

 

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