Napoli: si riparte dal 2011?
Di sicuro si può dire che i due protagonisti della disfida delle urne di cinque anni fa sono entrambi presenti all’appello delle comunali 2016: de Magistris e Lettieri.
Luigi de Magistris, ex magistrato, dopo aver vinto le primarie del centro-sinistra nel 2011, venne eletto sindaco di Napoli alla guida di un blocco progressista alternativo al Pd (al ballottaggio rifiutò l’apparentamento formale con i democratici, ma questo non gli impedì di vincere): esso comprendeva Italia dei Valori, Federazione della Sinistra (ex Rifondazione Comunista e Partito dei Comunisti Italiani), Partito del Sud e una lista civica, Napoli è tua.
Ora de Magistris, l’uomo dell’America’s Cup portata nell acque del Golfo partenopeo e della reintegrazione per via giudiziaria nella carica di sindaco, in barba alla legge Severino, non può più contare su Italia dei Valori, sfaldatasi, e neppure sulle altre formazioni partitiche della coalizione, smembratesi strada facendo: in compenso, però, si è guadagnato l’appoggio di Sel (ormai diventata Sinistra italiana) e dei civatiani di Possibile, con cui dovrà integrare un supporto che, in massima parte, sarà di provenienza civica. Ma ha un’insidia in più da superare, sul proprio campo: un competitor del Pd che è molto più pesante di Mario Morcone, l'ex commissario straordinario di Roma da lui affrontato e superato nelle ultime elezioni.
Parliamo, infatti, nientemeno che di Antonio Bassolino, il sindaco del Rinascimento partenopeo dei primi anni ’90 e poi governatore della Regione Campania (oltre che ministro del Lavoro con D’Alema). Bassolino, in realtà, prima di tutto dovrà giocarsi la sua investitura sul terreno delle primarie (previste per il 6 marzo), dove lo attendono la candidata renziana, Valeria Valente, Marco Sarracino, altro Pd, e Antonio Marfella, in quota Psi.
Nel centro-destra, all’ombra del Vesuvio, le idee sono più chiare che altrove. L’imprenditore Gianni Lettieri, già sfidante di de Magistris al ballottaggio del 2011, ritenterà la scalata a Palazzo San Giacomo. Sul suo nome non sembra ci siano frizioni sul fronte conservatore, tramontate le ipotesi Carfagna e Caldoro.
Capitolo M5S: passano la mano Luigi Di Maio e Roberto Fico, candidati d’eccellenza. Si sceglierà tra i curriculum di 110 video-aspiranti.