Brexit, per Cameron azzardo assoluto

Risultato delle urne sarà irreversibile

Gianluca Vivacqua
23/02/2016
Dal Mondo
Condividi su:

Un po’ oltre il D-day.

E a immediato ridosso dell’anniversario della battaglia dei Campi Catalaunici, l’ultima grande vittoria di un esercito romano. Praticamente tre giorni dopo: è stato infatti fissato per il 23 giugno l’appuntamento degli elettori inglesi col referendum che dovrà decidere se la Gran Bretagna uscirà o meno dall’Unione Europea (non certo dal sistema della moneta unica, da cui Londra si era svincolata sin dall’inizio). Dopo il Grexit, il Brexit.

Questi gli schieramenti in campo, a poco più di quattro mesi dal cruciale voto. Il premier David Cameron, i suoi ministri e tutta l’opinione pubblica filogovernativa (il che significa anche la maggioranza del partito Tory) sono favorevoli a che il Regno Unito resti dentro l’Ue. E questo sulla base di una semplice constatazione, ribadita dall’inquilino del n. 10 di Downing Street in un discorso alla Camera dei Comuni: “Se vuoi guidare l’Europa devi starci dentro. Diversamente, se vuoi essere guidato sei libero di fare come la Norvegia”. L’esempio è calzante: il paese scandinavo, come gli altri che non fanno parte dell'euro-club a 28 stelle (se si vuole, dell’Europa League a 28 squadre),  finisce comunque per dover subire il peso delle normative che partono da Bruxelles.

Il Regno Unito può essere ancora più grande nel consorzio comunitario”. Dirimpetto a chi crede che Cameron non abbia tutti i torti (tra questi c’è, inaspettatamente, anche il partito laburista di Corbyn) si pone una parte non minoritaria del popolo  inglese colpevolmente sensibile alle nostalgie dello “splendido isolamento”. Un allineamento di pensiero piuttosto eterogeneo, che va da Ukip (United Kingdom Indipendence Party, considerato il “Movimento Cinque stelle britanico”, per così dire) alle frange ultraestremiste dei Tories alle lobby bancarie e, ogni giorno che passa, conquista terreno guadagnando alla sua causa qualche sostenitore in più: ultimo in ordine di tempo, il sindaco della capitale, Boris Johnson, conservatore.

Se l’esito del referendum dovesse premiare i sostenitori del Brexit, poi non ci sarà più tempo per ripensamenti. Addio per sempre all’Unione: la sentenza sarà quella definitiva, avverte il ministro, e definitiva anche la perdita dell’accesso al mercato comune. “Un salto nel buio”, su cui bisogna  riflettere con attenzione.

Leggi altre notizie su Notizie Nazionali
Condividi su: