Medicina: scoperta la molecola che ripara il midollo

Massimiliano Musolino
01/02/2026
Scienza e Tecnologia
Condividi su:

Il confine tra patologia e cura si fa sempre più sottile grazie a una ricerca d’eccellenza coordinata dalle Università di Verona e Statale di Milano. Lo studio, recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista Immunity, svela come i macrofagi associati al tumore (TAM) — solitamente noti per favorire la progressione dei tumori — possiedano in realtà un potenziale rigenerativo straordinario, capace di riparare i danni al midollo spinale.

Il "Giano Bifronte" del sistema immunitario

I macrofagi sono le sentinelle del nostro sistema immunitario, ma nei contesti oncologici vengono spesso "corrotti" dall’ambiente circostante: invece di combattere la malattia, favoriscono l’innervazione e la crescita della massa tumorale. Tuttavia, analizzando proprio questo meccanismo dannoso, il team guidato da Ilaria Decimo, Massimo Locati e Francesco Bifari ha intuito una possibilità rivoluzionaria. Se queste cellule sono così efficaci nello stimolare la crescita di nervi all'interno di un tumore, potrebbero fare lo stesso per riparare un sistema nervoso interrotto da un trauma?

La molecola chiave: SPP1

Attraverso l’analisi di otto diverse tipologie di tumore, i ricercatori (tra cui la prima autrice Sissi Dolci) hanno isolato un profilo genetico specifico nei macrofagi, definendolo "neurogenico". Il segreto risiede nella molecola SPP1, identificata come il principale mediatore della ricrescita assonale.

Sperimentati su modelli di lesione midollare completa, questi macrofagi hanno prodotto risultati sorprendenti:

  • Recupero motorio: Miglioramento della mobilità e riduzione della spasticità.
  • Ricostruzione tissutale: Gli assoni (i "cavi" elettrici dei neuroni) hanno ripreso a crescere.
  • Bonifica dell'ambiente: Le cellule hanno contribuito a dissolvere le cisti fibrotiche che bloccano la comunicazione tra i monconi del midollo, migliorando al contempo l'ossigenazione tramite la creazione di nuovi vasi sanguigni.

 

Dalla teoria alla clinica: il progetto Hemera

La ricerca non resterà confinata nei laboratori. Gli autori dello studio hanno già dato vita a Hemera, uno spinoff universitario nato con l'obiettivo di trasformare queste evidenze in terapie concrete per l'uomo. Sebbene il focus iniziale sia sulle lesioni del midollo spinale, i ricercatori sottolineano che questa strategia di "riprogrammazione cellulare" potrebbe essere applicata in futuro anche ad altre gravi patologie del sistema nervoso centrale, come l'ictus o i traumi cranici.

Nuovi scenari per la neuroriabilitazione

L'identificazione di questo meccanismo apre scenari inediti per i pazienti colpiti da ictus. Attualmente, il recupero dopo un evento ischemico o emorragico si basa quasi esclusivamente sulla plasticità naturale del cervello e sulla fisioterapia intensiva. Le nuove prospettive suggeriscono che in futuro potremmo essere in grado di:

  1. Stimolare farmacologicamente la produzione di SPP1 per accelerare la riparazione dei circuiti motori.
  2. Sviluppare terapie geniche mirate a potenziare la risposta dei neuroni "sopravvissuti" nelle aree limitrofe alla lesione.
  3. Personalizzare la riabilitazione monitorando l'espressione di questi geni per prevedere le reali capacità di recupero del paziente.

Siamo ancora in una fase di ricerca pre-clinica, ma la strada è tracciata: l'obiettivo non è più solo limitare i danni, ma istruire attivamente il cervello a ripararsi, trasformando radicalmente la qualità della vita dei pazienti.

 

Leggi altre notizie su Notizie Nazionali
Condividi su: