“Amy (fiore di loto)” rappresenta un punto di svolta nel percorso di Giulio Cesare, non solo dal punto di vista musicale, ma soprattutto umano. Il nuovo singolo, in radio dal 30 gennaio 2026, nasce da un’esperienza personale profonda e sceglie di trasformarla in un racconto collettivo, capace di toccare corde universali.
Cantautore, poeta e visual artist, Giulio Cesare porta nella musica la stessa sensibilità che attraversa tutta la sua produzione artistica. La parola è sempre centrale, mai accessoria. In questo brano, ogni verso sembra pesato, trattenuto, come se dire troppo potesse tradire la delicatezza del tema affrontato.
Il contributo di Phil Palmer aggiunge al brano una dimensione internazionale e senza tempo. Le chitarre non invadono mai lo spazio emotivo, ma lo amplificano, creando un tappeto sonoro che sostiene la narrazione. È una collaborazione che restituisce profondità e respiro, collocando la canzone fuori dalle mode passeggere.
Il riferimento alla fragilità di Amy Winehouse diventa una chiave di lettura emotiva: un simbolo di bellezza vulnerabile, di intensità vissuta fino in fondo. Allo stesso modo, “Amy (fiore di loto)” è una canzone che non ha paura di mostrare le crepe, anzi le trasforma in materia viva.
Nel percorso di Giulio Cesare, che lo ha visto collaborare anche come visual artist con Achille Lauro, questo singolo rappresenta un ritorno all’essenza: meno sovrastrutture, più verità. È un brano che dialoga con la sua produzione poetica e che conferma una coerenza artistica rara nel panorama contemporaneo.
“Amy (fiore di loto)” non è una canzone facile, né vuole esserlo. È una canzone necessaria, che sceglie di dare voce a un dolore spesso ignorato, restituendogli dignità e ascolto. Un atto artistico che va oltre la musica e diventa gesto umano.