Un Sorrentino ironico e profondo dirige un grande Tony Servillo nel film 'La Grazia'

I dubbi di un Presidente della Repubblica

PAOLA DI PIETRO
16/01/2026
Appuntamenti
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Questa nuova pellicola di Paolo Sorrentino  è una pellicola colma di dilemmi e drammi  morali perché entra nel merito e nella mente di un Presidente della  Repubblica che dovendo decidere su due richieste di concessione di grazia avanzate da due omicidi condannati all’ergastolo arriva ad un bivio della sua vita naturale e da Presidente che lo pone di fronte non soltanto a dubbi morali m anche a tutto il suo passato di uomo e di padre di famiglia.

Il fittizio nome di Mariano De Santis con il quale sic presenta il, eccezionale, del film sembra voler evocare e far riferimento a qualche Presidente della Repubblica degli anni passati, ad uno in particolare quando si fa riferimento al soprannome attribuitogli, “ cemento armato “, per fargli dono di un piccone,  ma certamente questo parallelo non appare sufficiente a collegare la vicenda e l’uomo descritti da Sorrentino con un vero ed effettivo Presidente in carica negli anni trascorsi, anche se ai fini che la pellicola si prefigge appare non importante l’identificazione.

Il nostro Mariano De Santis che deve decidere sulle domande avanzategli si trova nella imminenza del semestre bianco, quel periodo durante il quale non può sciogliere le Camere: è addirittura tentato di dimettersi prima della fine del mandato “ per partecipare anche lui, nella nuova qualità di senatore a vita, alla elezione del nuovo Presidente quasi a volersi togliere un sassolino dalla scarpa per godere del fatto di non avere l’onere materiale e morale di concedere o meno le grazie richiestegli; i suoi collaboratori e sua figlia – una giurista – nel dissuaderlo da questa pavesata intenzione lo inducono ad assumere posizioni, atteggiamenti, riflessioni che lo fanno tornare indietro nel tempo, a quando da padre integerrimo di una famiglia si trova senza più l’amata moglie che gli ha lasciato nella mente la fissazione di un tradimento del quale accusa uno dei suoi più vicini amici e collaboratori e del quale perde ovviamente l’amicizia.

Tutti i dubbi ed i drammi dell’uomo-Presidente si evidenziano anche nella descrizione dei personaggi che lo circondano e che costituiscono il suo mondo privato e di titolare della più alta carica dello Stato: la figlia, anima pensante dei poteri del padre e che in un certo senso lo guida, opprimendolo però, il figlio che lontano da lui in terra straniera si dedica ad una carriera di musicista che il padre non condivide e poco apprezza avendo desiderato per lui una carriera nel campo della musica classica cosa che non è avvenuta, l’amica di sempre Cocò che rudemente gli ricorda l’errore di continuare a pensare al tradimento (?) della moglie, il capo dei corazzieri a lui particolarmente fedele ed affezionato non soltanto per dovere di soldato, e tanti altri personaggi molto ben scelti e tratteggiati dalla perizia registica di un Paolo Sorrentino che apparentemente descrive le scene che compongono la pellicola in forma “ lenta “ e colma di pause che invece non sono tali perché la visione del film è tutto un incedere di fatti che si accavallano a ritmo incalzante all’interno di un racconto che esprime contemporaneamente malinconia e sincerità, allegria e tristezze di fondo, scontentezza dello status di uomo di potere gravato da due incombenze tragicamente umane.

Belle le riflessioni del Papa ( un immaginario Papa di colore che gira per le strade di Roma a bordo di una Vespa e che si rivolge al Presidente che gli chiede consigli da uomo: “….il passato è un peso, il futuro un vuoto “ che a parere di chi scrive appaiono la vera essenza della pellicola, anche senza far ricorso a drammi umani o politici, di Stato o meno. 

Bella ed interessantissima la fotografia e le scenografie girate in buona parte in ambienti nobiliari di Torino e dintorni, all’interno del teatro Alla Scala di Milano, nel centro di Roma e – per le scene bellissime nei boschi – nelle campagne del Modenese; ottima la caratterizzazione dei personaggi, eccezionali le recitazioni sulle quali primeggia non soltanto quella di un Servillo sempre più in ascesa ma anche quella della figlia ( una ottima Anna Ferzetti ) e quella dell’amica di sempre  Coco Valori la cui interpretazione è affidata ad una simpatica sfacciata,  Mivia Marigliano, nella parte dell’amica di famiglia che alla fine tenta di far togliere dalla testa dell’Amico Presidente la convinzione opprimente del tradimento che avrebbe operato la moglie.

 

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