Roma si prepara ad accogliere un incontro ad alta intensità simbolica tra moda e arte contemporanea; dal 18 gennaio al 31 maggio 2026, gli spazi della Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti a Palazzo Mignanelli, Roma, ospitano “Venus. Valentino Garavani through the eye of Joana Vasconcelos”, una mostra d'arte che è insieme visione estetica, racconto culturale e progetto sociale; è un vero e proprio “matrimonio perfetto” quello che prende forma tra linguaggi creativi diversi ma affini, artigianalità e innovazione, tradizione e sguardo contemporaneo, moda come costruzione identitaria e arte come strumento critico. Alla grande artista di origine portoghese Joana Vasconcelos viene concessa una totale "carte blanche" per reinterpretare l’eredità di Valentino Garavani, uno dei nomi che hanno definito l’idea stessa di eleganza nel novecento. In mostra, dodici opere di Vasconcelos, tra installazioni iconiche già esistenti e lavori site-specific, dialogano con 33 creazioni di Valentino, selezionate dall’archivio storico dalla curatrice Pamela Golbin. Il percorso espositivo diventa così una conversazione serrata tra arte e haute couture, in cui ogni opera illumina un frammento diverso dell’universo femminile. Opera emblematica del progetto è la monumentale Valchiria “Venus”, pensata appositamente per lo spazio di Palazzo Mignanelli e in relazione diretta con i codici estetici dello stilista; è lei la lente attraverso cui osservare non solo l’eredità di Valentino Garavani, ma anche le molteplici identità della donna contemporanea, forti, contraddittorie, libere. Il pubblico attraversa un immaginario potente e stratificato, dai celebri crochet paintings e i lavori all’uncinetto, ai fiori di loto meccanici realizzati con ferri da stiro; dall’omaggio a “Strangers in the Night”, che accosta la drammatica realtà a un’idea più romantica dell’amore, accompagnata dalla voce inconfondibile di Frank Sinatra, fino a un cuore gigante rosso fuoco, costruito con utensili domestici, forchette, coltellie a una scarpa col tacco monumentale composta da pentole e coperchi. Opere che celebrano e insieme interrogano il lavoro femminile domestico, a lungo invisibile e oggi finalmente riabilitato come gesto creativo e politico. Ogni installazione è accostata ad abiti delle collezioni Valentino dal 1989 al 2008; abiti da cocktail, creazioni in piume di struzzo e strass, tulle e paillettes, trionfi di seta, raso, organza e taffetas, corsetti ricamati. Il dialogo culmina in “Garden of Eden”, un ambiente immersivo e quasi mitico, dove convergono archetipi femminili, dalla Valchiria a Cenerentola, dalla Femme Fatale alla Seduttrice, in una distesa di fiori che racconta la complessità del femminile. “Venus” non è solo una mostra d'arte, è anche un progetto dal forte afflato sociale e formativo; hanno partecipato gli allievi dell’Accademia Maiani e della Nuova Accademia di Belle Arti di Roma, insieme a realtà come la Casa Circondariale Femminile di Rebibbia, la Fondazione Severino, l’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù, l’Hospice Medical Center e l’Associazione Differenza Donna. Numeri che parlano chiaro, oltre 700 ore di lavoro, più di 200 partecipanti di ogni età e oltre 200 chili di moduli all’uncinetto realizzati in tutta la Capitale, dal centro alle periferie. "Un dialogo tra le arti, ha spiegato Joana Vasconcelos, ispirato agli abiti di Valentino e alla sua idea di femminilità, in relazione anche all’architettura dei luoghi. Sei mesi di lavoro per raccontare un grande stilista, ma soprattutto la storia della donna e della moda, un tempo prigione e controllo, oggi simbolo di libertà e liberazione». Un desiderio coltivato a lungo, come ha raccontato Giancarlo Giammetti, "era da anni che avrei voluto lavorare con Joana Vasconcelos, abbiamo cercato insieme la bellezza attraverso l’arte e l’arte attraverso la bellezza e in Venus, la bellezza torna a parlare, forte e chiarissima. Nota descrittiva del Prof. Mario Carchini, docente dell'Accademia di Belle Arti di Carrara.