Anatomia e memoria nel Giardino di Daniel Spoerri Seggiano

Parco della Sculture tra arte, anatomia e memoria della materia.

Mario Carchini
07/01/2026
Arte e Cultura
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Sul versante meridionale del Monte Amiata, a Seggiano (GR), il Giardino di Daniel Spoerri non è semplicemente un parco di sculture, è un corpo esteso, un organismo complesso in cui arte, natura e anatomia convivono in uno stato di continua trasformazione. Fondato dall’artista svizzero Daniel Spoerri, il Giardino si sviluppa su oltre sedici ettari e accoglie più di cento opere, molte delle quali interrogano in modo diretto la struttura profonda della materia e del corpo vivente. L’idea che attraversa l’intero parco è quella di un paesaggio inteso come corpo anatomico, stratificato, segnato dal tempo, soggetto a processi di nascita, decomposizione e rigenerazione. In questo contesto, le opere che richiamano l’anatomia e l’osteologia, umana e animale, assumono un ruolo centrale e rivelatore. Scheletri di tori, scimmie e altre creature emergono dal suolo o si articolano in strutture metalliche, come se fossero dissezioni a cielo aperto, in cui il corpo non è più nascosto ma restituito alla terra che lo ha generato. L’osso, elemento chiave di questo vocabolario visivo, diventa il vero protagonista; non è solo residuo della vita né semplice simbolo di morte, è testimonianza, archivio, memoria della forma. In Spoerri l’osso si carica di un valore quasi epistemologico, come se la conoscenza del mondo passasse attraverso ciò che resta, attraverso la struttura che sopravvive alla carne. L’anatomia, in questa prospettiva, non è spettacolarizzazione del macabro, ma strumento di riflessione sul tempo e sulla persistenza dell’essere nella materia. Questo approccio affonda le radici in una lunga tradizione artistica e scientifica; dalle tavole anatomiche di Leonardo e Vesalio, passando per le cere settecentesche di Clemente Susini e per i modelli della Specola di Firenze, il corpo sezionato è stato al tempo stesso oggetto di studio e di contemplazione. Nel novecento, tale eredità si trasforma,  l’anatomia smette di essere mera descrizione del reale per diventare metafora della condizione umana. Le deformazioni carnali di Francis Bacon, le anatomie simboliche e rituali di Joseph Beuys, fino alle ricerche più radicali di Damien Hirst, Kiki Smith o Marc Quinn, mostrano come il corpo scomposto diventi terreno di indagine filosofica, etica ed esistenziale. Spoerri si inserisce in questo panorama con una voce autonoma. La sua formazione post-dadaista introduce un elemento di ironia sottile, ma mai superficiale, che convive con una profonda attenzione antropologica. Nel Giardino di Seggiano, le strutture scheletriche non sono mai isolate o musealizzate, dialogano costantemente con la vegetazione, con le rocce vulcaniche, con la geologia del luogo. Le ossa di toro, cariche di significati arcaici legati al sacrificio e alla forza vitale e quelle di scimmia, che rimandano alla genealogia evolutiva dell’uomo, diventano segni di una comune appartenenza biologica e simbolica. La decomposizione, qui, non è negazione ma passaggio. Il corpo che si disfa rientra in un ciclo cosmico più ampio, in cui la materia non scompare ma si riconfigura. In questo senso, il lavoro di Spoerri può essere avvicinato alle ricerche di artisti come Jan Fabre, con la sua “anatomia dei sentimenti”, o Christian Boltanski, per il quale il corpo assente è luogo di memoria collettiva. Tuttavia, Spoerri si distingue per una dimensione quasi archeologica, nel suo giardino l’anatomia non colpisce per shock visivo, ma si deposita lentamente come una stratificazione di segni. Il Giardino di Daniel Spoerri si configura così come un vero laboratorio di antropologia visiva; le ossa, spesso tradotte in bronzo e collocate nel paesaggio, diventano documenti plastici della memoria della materia, tracce di un pensiero che attraversa scienza, arte e filosofia. L’anatomia, umana e animale, viene trascesa, non più solo corpo biologico, ma forma viva del pensiero, luogo in cui la fragilità della vita e la sua continuità trovano un equilibrio tanto necessario quanto precario. In un’epoca che tende a rimuovere la morte e a smaterializzare il corpo, il Giardino di Spoerri restituisce all’anatomia il suo valore originario, quello di strumento di conoscenza e, insieme, di poesia. Qui il corpo torna a essere ciò che è sempre stato, materia che pensa, memoria che resiste. Nota critica del Prof. Mario Carchini, docente dell'Accademia Statale di Belle Arti di Carrara.

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