Accessibilità negata: il diritto allo stallo riservato nei cortili privati

Quando il parcheggio diventa una questione di giustizia e dignità per le persone invalide.

Josef Nardone
17/12/2025
Attualità
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Quando il parcheggio diventa una questione di giustizia e dignità per le persone invalide.  

In Italia, il tema dell’accessibilità non riguarda soltanto le strade pubbliche. Sempre più spesso, le tensioni si accendono nei cortili privati o condominiali, dove spazi ridotti e garage contrapposti trasformano il parcheggio in un terreno di conflitto. La domanda è cruciale: un invalido che non può camminare ha diritto a uno stallo riservato davanti casa sua, anche se il cortile è piccolo e condiviso?


 

La risposta arriva dal quadro normativo. Il Codice della Strada consente ai Comuni di istituire stalli riservati su suolo pubblico, mentre la Legge 104/1992 sancisce il diritto alla mobilità e all’accessibilità, imponendo che nessuna barriera ostacoli la vita quotidiana delle persone con disabilità. In ambito condominiale, la giurisprudenza ribadisce che gli spazi comuni devono essere gestiti nel rispetto del principio di pari accesso: ogni delibera che ostacoli un disabile è nulla.

In un cortile con due garage, la questione non è solo tecnica ma sociale. L’invalido ha diritto a chiedere uno spazio riservato davanti casa, se necessario per la sua autonomia. Gli altri comproprietari devono collaborare, evitando di trasformare il diritto di parcheggio in un ostacolo alla dignità. In caso di conflitto, il giudice può imporre soluzioni che bilancino i diritti, ma la tutela dell’accessibilità prevale come principio costituzionale.


Situazione delicata: se la Polizia Locale non applica il Codice della Strada (CdS) per favoritismo o amicizia, ci si trova davanti a una possibile omissione di atti d’ufficio o addirittura a un comportamento discriminatorio. La legge italiana prevede strumenti di tutela precisi.  


 

Strumenti a disposizione del cittadino

- Segnalazione al Comando superiore  
 - È possibile presentare un reclamo scritto al Comandante della Polizia Locale, indicando l’episodio e chiedendo un intervento formale.  

- Prefetto  
 - In caso di inerzia della Polizia Locale, ci si può rivolgere al Prefetto, che ha potere di vigilanza e può imporre l’applicazione del CdS.  

- Denuncia alla Procura della Repubblica  
 - Se l’omissione è grave e reiterata, si può presentare denuncia per omissione di atti d’ufficio (art. 328 Codice Penale).  
 - Impedire l’applicazione della legge per favoritismo può configurare anche abuso d’ufficio (art. 323 Codice Penale).  

- Difensore civico o associazioni per i diritti dei disabili  
 - Possono intervenire per segnalare la discriminazione e sostenere l’azione legale.  

 In sintesi
- La Polizia Locale ha l’obbligo di applicare il Codice della Strada, senza favoritismi.  
- Se non lo fa, si può agire su tre livelli: Comando, Prefetto, Procura.  
- Bloccare un invalido non è solo una violazione del CdS, ma può diventare un reato di discriminazione e violenza privata
 

Conclusione: il cortile non è soltanto un luogo di passaggio, ma un simbolo di civiltà condivisa. Negare a un invalido la possibilità di parcheggiare davanti casa significa negargli un pezzo di libertà. La legge italiana ribadisce un principio chiaro: l’accessibilità non è una concessione, ma un diritto inviolabile.

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