Milano torna a essere laboratorio di confronto tra visioni radicali dell’arte contemporanea con Kounellis | Warhol. La messa in scena della tragedia umana, la classicità di Jannis Kounellis e il pop di Andy Warhol. Il progetto espositivo avviato alla Galleria Fumagalli e in corso fino al 29 maggio 2026 si arricchisce di un capitolo di particolare intensità al Museo San Fedele, dove la dimensione spirituale e simbolica diventa terreno privilegiato di dialogo. Nella cripta della Chiesa di San Fedele, l’opera permanente di Jannis Kounellis viene posta in relazione con un’opera di Andy Warhol, in prestito dalla Galleria Fumagalli, un accostamento che non cerca assimilazioni forzate, ma piuttosto un confronto aperto tra differenze irriducibili. Il cuore della mostra d'arte è proprio questa tensione, indagare le tangenze culturali e la comune attrazione per la potenza e il mistero della spiritualità che attraversano l’opera di due maestri apparentemente inconciliabili. Jannis Kounellis (Il Pireo, 1936 – Roma, 2017) e Andy Warhol (Pittsburgh, 1928 – New York, 1987) hanno segnato il loro tempo in modo radicale, diventando figure cardine di due visioni che, per decenni, sono state lette come opposte. L’uno immerso nell’ombra, nel peso della materia, nella gravità della storia, l’altro abbagliato dalla superficie dell’immagine, dalla ripetizione seriale, dall’iconografia mediatica. Alfa e omega di un’epoca che ha conosciuto scontri ideologici e rivoluzioni estetiche, i due artisti sembrano collocarsi ai poli estremi di una stessa costellazione. Eppure, è proprio oggi, in un tempo segnato dalla dissoluzione delle grandi ideologie, che il loro dialogo appare più fecondo. Non per appiattire le differenze, ma per rintracciare le radici comuni di un’energia creativa che ha alimentato una stagione irripetibile dell’arte contemporanea. In Kounellis, la classicità non è nostalgia, ma misura tragica, la materia, ferro, sacchi, carbone, diventa teatro di una presenza che allude al sacro, alla ferita della storia, alla dimensione rituale dell’opera. In Warhol, il pop non è superficialità, ma sismografo del trauma, la ripetizione ossessiva di volti e simboli, dalla celebrità alla morte, rivela una spiritualità rovesciata, nascosta sotto la patina lucida della cultura di massa. La scelta del Museo San Fedele non è casuale; la cripta, spazio di raccoglimento e memoria, amplifica il carattere teatrale e sacrale dell’incontro. Senza titolo, Svelamento di Kounellis, con la sua forza austera, trova un controcampo inatteso nell’opera di Warhol, due modi di mettere in scena la tragedia umana, due linguaggi che, pur restando fedeli alla propria identità, si interrogano reciprocamente sul senso ultimo dell’immagine e del corpo, della presenza e dell’assenza. Il progetto espositivo si completa con un’importante pubblicazione che accompagnerà la mostra. Il volume raccoglie contributi critici e memorie personali di autori e studiosi di primo piano, tra cui Andrea Dall’Asta SJ, Demetrio Paparoni, Gianni Mercurio, Gerard Malanga, Lóránd Hegyi, Luca Massimo Barbero, Franco Fanelli, Annamaria Maggi, Maria Vittoria Baravelli e Sandro Barbagallo, offrendo una pluralità di sguardi capaci di restituire la complessità del confronto. Un ampio apparato di immagini fotografiche arricchisce il volume, trasformandolo in uno strumento di approfondimento e, al tempo stesso, in una testimonianza visiva di questo dialogo raro. Kounellis | Warhol non è dunque una mostra d'arte di contrapposizioni, ma un esercizio di ascolto tra due voci che hanno raccontato, ciascuna a suo modo, la tragedia dell’uomo contemporaneo. Nella Milano di oggi, questo incontro riapre domande essenziali sul ruolo dell’arte, sulla sua capacità di farsi rito, icona, ferita e rivelazione. Un dialogo che non cerca sintesi, ma verità. Nota descrittiva del Prof. Mario Carchini, docente dell'Accademia Statale di Belle Arti di Carrara.