In questa intervista Laureen si lascia con
oscere senza filtri. Parla della donna dietro l’artista, del coraggio necessario a trasformare il dolore in musica, del legame con la sua terra e del bisogno di autenticità che guida ogni suo passo. Un ritratto sincero, che illumina la personalità di una cantautrice che ha deciso di non nascondersi più.
1. Chi è Laureen quando non è davanti a un microfono?
Sono una donna che osserva molto e parla poco. Ho imparato che la mia forza nasce dal silenzio. Quello spazio intimo mi permette di capire cosa sento davvero e trasformarlo in musica. La mia fragilità non la nascondo, la studio e la uso per crescere.
2. In “Fragile” trasformi una ferita in una canzone. Quanto coraggio serve per mettersi così a nudo?
Serve verità più che coraggio. A un certo punto ho capito che fingere di essere forte mi stava togliendo aria. Ho preferito mostrarmi per quella che sono, anche quando fa un po' male.
3. Canti “ho imparato a nuotare per non annegare”. A chi lo stai dicendo davvero?
A me stessa. È una promessa che mi sono fatta dopo aver toccato il fondo emotivamente. Ho scelto di restare a galla e non lasciarmi definire da chi voleva controllarmi.
4. La tua musica è spesso descritta come una forma di resistenza estetica. Ti ci ritrovi?
Molto. In un mondo veloce io scelgo la lentezza. In un panorama pieno di rumore scelgo il silenzio che parla. È la mia forma di ribellione.

5. Ti sei formata tra Conservatorio e CET di Mogol. Quanto pesa oggi quel percorso sulla tua identità?
Mi ha dato radici e strumenti. Il Conservatorio mi ha forgiata tecnicamente, il CET mi ha aperto alla scrittura come atto umano. Oggi tengo insieme tutte e due le parti.
6. Quando hai capito che la tua scrittura stava cambiando direzione?
L’ho capito quando non mi bastava più la superficie. Sentivo il bisogno di andare al centro delle cose, anche quando era scomodo. Da quel momento ho iniziato a scrivere in modo più onesto, senza pensare a ciò che “funziona”, ma a ciò che mi rappresenta davvero.
7. Quanto c’è di autobiografico e quanto di universale in “Fragile”?
Direi 40% autobiografico e 60% universale. La mia esperienza diventa simbolo di qualcosa che appartiene a tutti, perché la fragilità è una condizione umana condivisa.
8. “Fragile” è stato definito un atto di resistenza estetica. In che senso la tua musica vuole opporsi all’omologazione contemporanea?
Oggi la musica spesso corre veloce e si appoggia alle mode del momento. Fragile va nella direzione opposta. È dolce, elegante, intimo. Invita a fermarsi e ad ascoltare lentamente, senza fuggire dalle emozioni.
9. Nel brano il minimalismo sonoro sembra avere un ruolo centrale. Perché questa scelta stilistica?
Il minimalismo lascia spazio al respiro, alla voce, alla parola. È un modo per esaltare la melodia e permettere all’ascoltatore di entrare nel cuore del messaggio senza distrazioni.
10. Quale messaggio speri arrivi al pubblico che ascolterà “Fragile”?
Che la vita non va affrontata con rassegnazione. Anche nei momenti più duri esistono strade da percorrere. Non bisogna arrendersi.
11. La vulnerabilità è spesso vista come un limite. Secondo te può diventare un punto di forza?
Assolutamente sì. La fragilità è la nostra parte più autentica, quella che ci rende umani. È nel riconoscere i propri limiti che si trova la forza vera.
12. Quanto è importante per te portare la tua musica oltre i confini italiani?
La musica è un linguaggio universale. È fondamentale che Fragile possa viaggiare e parlare a cuori diversi, senza barriere culturali o geografiche.

13. In che modo la Calabria ha influenzato la tua sensibilità artistica?
La mia terra mi ha dato tanto. È bellissima, ma dura. Crescere come donna in Calabria significa affrontare ostacoli, e questo tempra. Ogni canzone porta con sé quella radice forte e complessa.
14. I social sono ormai fondamentali per la musica. Come vivi questo aspetto della promozione?
È un mondo che sto imparando. A volte mi mette alla prova, ma riconosco quanto sia utile. Permette un contatto diretto, umano, immediato con chi ascolta.
15. Come immagini la Laureen dei prossimi anni?
Più libera. Meno attenta agli schemi, più fedele alle emozioni. Ogni brano che verrà sarà un capitolo nuovo, con la stessa urgenza di raccontare l’animo umano.