La violenza che resta dentro: l'inedito legame tra abusi e Alzheimer

La scienza dimostra che la violenza domestica ci fa ammalare anche dopo 10 anni

Giovanna Tatò
26/11/2025
Attualità
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All’Università di Padova, un’équipe medico scientifica sta muovendo passi significativi e coraggiosi, inediti a livello mondiale. Siamo nell’ambito delle neuroscienze, quelle discipline che esplorano la complessa relazione tra il sistema nervoso centrale e il resto dell'organismo. L'obiettivo? Circostanziare scientificamente il collegamento tra la violenza domestica subita dalle donne e lo sviluppo – spesso sconosciuto – di malattie fisiche e mentali.
Non parliamo solo di percosse o imposizioni sessuali, ma di quella gamma di comportamenti aggressivi, coercitivi e ricatti economici che colpiscono aree specifiche del cervello. I risultati sono carichi di conseguenze: tumori, malattie cardiovascolari, patologie neurodegenerative come l’Alzheimer e morte prematura.


Progetto «WISH»: quando il corpo ricorda
Il progetto si chiama «Wish» ed è unico al mondo. Si sta scoprendo che il nesso tra violenza e malattia non è immediato: possono passare anche dieci anni dalle esperienze traumatiche. È il risultato devastante dello stress psicologico prolungato.
La violenza colpisce l'asse degli estrogeni che proteggono il corpo femminile”, spiega lo psicologo clinico Jacopo Agrimi, 36 anni, alla guida di questo progetto condotto dall'Università di Padova con la Johns Hopkins University di Baltimora.
Se gli studi sui modelli animali verranno confermati sugli esseri umani (come spesso accade), si dimostrerà che la violenza di un partner può alterare in modo permanente l’equilibrio ormonale di una donna, causando danni irreversibili. Poiché il tempo tra la violenza e la malattia è lungo, questa relazione è passata inosservata per decenni. Da ora, non più.


I Dati: la pandemia e l'ombra della violenza
I dati Istat relativi al periodo pandemico (2020-2021) ci ricordano quanto il fenomeno sia radicato. Le denunce, calate durante i lockdown solo per l'impossibilità di uscire, sono tornate ai livelli precedenti appena riaperte le porte.
La storia di violenza vede numeri impietosi:
* 9 donne su 10 segnalano violenza psicologica;
* Il 67% violenza fisica;
* Il 49% minacce;
* Il 38% violenza economica.
Spesso le violenze sono combinate: solo il 16,3% subisce un unico tipo di abuso. E nelle separazioni, la violenza psicologica prosegue spesso con il tormento del ricatto economico.
 A conferma di questo quadro, i dati del Viminale di novembre 2024 riportano che, sebbene il numero totale delle vittime sia lievemente sceso rispetto all'anno scorso, la matrice non cambia: su 98 donne uccise dall'inizio dell'anno, ben 84 sono state colpite in ambito familiare/affettivo.


Stress prolungato: dalla casa al lavoro
La ricerca amplia il campo d’azione: lo stress prolungato non vive solo tra le mura domestiche. In ambito professionale, le dinamiche di disparità di genere (carriera, stipendi, ambiente misogino) creano una condizione di tensione continua che spesso viene normalizzata.
“Bisogna essere brave il doppio di un uomo”, si sente dire. Ma cosa succede al sistema nervoso di una donna se alla violenza domestica si somma lo stress professionale prolungato?
La risposta che viene alla mente è una sola: una vita d’inferno.
Una nuova luce per il futuro
Rispetto alle "isteriche" dell'Ottocento o alle donne messe in cura psichiatrica nel Novecento senza alcun sostegno, oggi la consapevolezza è diversa.
Questi studi, che hanno già avviato collaborazioni con i centri anti-violenza (come a Milano), avranno un impatto enorme. Stanno gettando una luce scientifica su un fenomeno che fino a ieri era solo "percepito", ma mai dimostrabile: la violenza entra nella biologia delle donne.

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