Attraverso i suoi canali social, l'europarlamentare della Lega, Isabella Tovaglieri, è intervenuta nel dibattito politico europeo con un monito dai toni radicali: "Il futuro della Francia è islamico". Questa affermazione, che si spinge fino a ipotizzare la creazione del "primo califfato islamico d’Europa", non è una mera constatazione demografica, ma l'allarme sul pericolo delle politiche inefficaci di integrazione e la presunta debolezza ideologica della sinistra europea.
L'analisi di Tovaglieri si focalizza su quella che definisce una percezione di fallimento culturale in Francia, dove una porzione significativa di giovani musulmani, pur nati sul territorio, manifesterebbe un senso di appartenenza allo Stato molto debole, arrivando a sentirsi "tutto tranne che francesi". Questa crisi identitaria viene utilizzata per criticare aspramente la discussione sullo Ius Soli, ritenuta pericolosa in un contesto di lealtà divisa. L'europarlamentare rafforza la sua tesi citando i risultati di un sondaggio condotto tra i giovani musulmani, che indicherebbero una simpatia per l'islamismo radicale e, soprattutto, la convinzione che la Sharia (la legge islamica) debba essere considerata superiore alle leggi dello Stato francese. A dare ulteriore peso a questa visione, vengono citati i contenuti di un report dei servizi segreti francesi, consegnato al Presidente della Repubblica Macron,“il piano dei fratelli musulmani per imporre gradualmente la Sharia in Francia sta procedendo con preoccupante efficacia. Scuole, social network e perfino le carceri sono diventati terreni ideali per plasmare migliaia di giovani musulmani che nei prossimi anni saranno sempre più numerosi e sempre meno integrati", servono a rafforzare la sua tesi di una minaccia imminente all'identità e alla sovranità europea.
La Crisi della libertà in Inghilterra: tolleranza a senso unico
L'allarme lanciato dalla Tovaglieri sulla Francia trova un parallelo in una severa critica mossa al Regno Unito, accusato di scivolare verso una "dittatura del politicamente corretto". L'europarlamentare evidenzia la storia di Mick Fleming, un prete di 60 anni che, per dedicarsi ai bisognosi, aveva scritto un semplice versetto biblico di amore universale sul suo camper. Un gesto di fede che, per la polizia britannica, è stato trattato come un potenziale reato di Hate Speech, ordinandone la cancellazione per il rischio di "offendere qualcuno".
Questo episodio è visto come la prova di un doppio standard vergognoso in un Paese dove "citare la Bibbia è diventando ormai un incitamento all'odio". La critica si estende alla presunta complicità del Governo laburista di Starmer e della sua rete di amministratori locali, a partire dal Sindaco di Londra, il musulmano Sadiq Khan. Mentre la libertà di espressione dei cristiani viene imbavagliata – con un'attenzione particolare agli arresti quotidiani per "commenti offensivi" sui social – le attività islamiche godrebbero di completa libertà e tolleranza. Vengono citate come esempio le processioni dell'Ashura nel cuore di Londra, la corsa di beneficenza islamica dove le donne sono escluse dalla partecipazione, e le marce di centinaia di uomini musulmani, descritte come "marce militaresche e intimidatorie". In questo contesto, l'Inghilterra laburista, spesso presa a modello dalla sinistra europea, viene vista come un Paese dove la tolleranza è a senso unico, una situazione che “calpesta la libertà di espressione come nelle peggiori delle dittature”.
La crisi come specchio: ripartire dalle radici
Questo allarme politico si intreccia con una riflessione più ampia sulla crisi spirituale dell'Occidente. Sebbene il nostro tempo sia difficile e complesso, esso può trasformarsi in un'opportunità, un periodo affascinante di profonda ridefinizione, purché si accetti l'esortazione di San Giovanni Paolo II: “Non abbiate paura!”. Per molti, il pessimismo non è più un'opzione; il futuro migliore deve essere attivamente costruito, ripartendo da Gesù Cristo, visto come l'unico Salvatore dell’uomo e il fondamento su cui si è eretta la civiltà europea. La presenza e l'interazione con l'Islam, secondo questa visione, non dovrebbe essere vista unicamente attraverso la lente del terrorismo, ma come un problema culturale e religioso che, anziché rappresentare solo una minaccia esterna, agisce come uno specchio implacabile della nostra crisi religiosa interna. Il confronto rivela la debolezza della nostra identità cristiana, il vacillare della fede e la tiepidezza dell'appartenenza alla Chiesa.
La profezia di Ratzinger e la speranza
L'allarme sulla possibile fine della civiltà occidentale è storico. Senza un'anima pulsante, l'Occidente rischia di tramontare e sparire per esaurimento interno, come già accaduto alla Civiltà Romana Antica e ad altre grandi culture. Una prospettiva lucidamente anticipata dal Cardinale Joseph Ratzinger (Papa Benedetto XVI), il quale sosteneva che "L’Europa non si ama più – è una civiltà volta alla sua stessa distruzione". Questa è la tragedia di una civiltà che, pur avendo generato ricchezza e libertà, si ritrova senza speranza, soffocata dalla tirannia dei beni materiali che essa stessa produce. Il punto di svolta, l'antidoto al declino, risiede quindi in una profonda rigenerazione spirituale. Senza il recupero della fede e della forza che deriva dal Vangelo, l'Europa è condannata a dissipare il suo inestimabile patrimonio umano e culturale. La vera difesa dell'Occidente, dunque, non è solo politica o militare, ma è spirituale e culturale, riposta nella riscoperta dell'anima che ha generato la civiltà.